EQUA RIPARAZIONE: slittamento dei termini per il pagamento

Con disappunto il nostro Studio apprende che il Governo, non riuscendo a concludere l’iter dei pagamenti dell’equa riparazione e delle transazioni entro la data del 31.12.2017 stabilita dall’art. 27bis della legge 114/2014, sta valutando di prorogare il termine con apposita disposizione-emendamento da inserire nella emananda legge di bilancio.
Dalle attuali informazioni pare che tale proroga sarebbe al 31.12.2018, ma la certezza si avrà solo con la votazione finale della legge di bilancio.
In attesa di conoscere le definitive determinazioni del Governo, lo Studio esprime la propria indignazione per questo eventuale ennesimo dilatamento dei tempi da parte del Governo e del Ministero della Salute, che giunge nonostante il monito della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo intervenuta con varie sentenze tra cui la pronuncia del 14 gennaio 2016 (http://www.dragoneassociati.it/…/…/01/RIASSUNTO_SENTENZA.pdf).
Qualora si verificasse questo slittamento dei tempi di pagamento, lo Studio valuterà con la propria clientela le più opportune azioni in sede nazionale e sovranazionale per la tutela dei diritti dei propri assistiti.

 

(English) Your rights do not go on holiday – Knowing your rights in case of flight cancellations and other travel troubles

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“Travel is the only thing you buy that makes you richer” is a well known quotation that may express the hidden value of a simple purchase such as booking a flight for a deserved holiday.

However, sometimes the pleasure of travelling can be tarnished by all those accidents related to flight delays, cancellations, lost luggage, which a passenger has to face together with all the consequent inconveniences.

This applies all the more in these days, because of Ryanair’s policy of planned cancellation of flights. In order to face successfully this kind of situations, it is important for passengers to be aware of  the claim and compensation procedures they are entitled to trigger. Among the international instruments, passengers’ rights are enshrined in the “Convention for the Unification of Certain Rules for International Carriage by Air”, signed on the 28 May 1999 in Montreal (so-called “Montreal Convention”). By the same token, the “Regulation (EC) No 261/2004 of the European Parliament and of the Council” establishes common rules on compensation and assistance to passengers in the event of denied boarding and of cancellation or long delay of flights.

In Italy, the ENAC (Italian Civil Aviation Authority) plays a fundamental role in raising awareness and communication of correct information on this topic, particularly with the publication of  “The Passengers’ Bill of Rights”, an useful vademecum for all travellers.

The existence and circulation of these instruments is a clear step forward the full recognition of passenger’s rights, which is nevertheless still hindered by the discouraging bureaucracy and procedures one needs to go through in order to obtain what it is granted by law. For this reason, the assistance of a well-equipped legal practitioner may prove fundamental in turning rights from theory into reality.

In particular, in case of flight cancellation a passenger can claim a monetary compensation up to 600 € and is entitled to meals, refreshments, accommodation and hotel transfers depending on the length the flight and delay: therefore, following the correct procedure may be rewarding.

If you need any assistance in the abovementioned matters, please feel free to contact our law firm at: segreteria@dragoneassociati.it

 Avv. Massimo Dragone                                                    dott.ssa Stefania Carrer

 

I diritti non vanno in vacanza: voli cancellati

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Anche se la stagione privilegiata per viaggi e vacanze è ormai giunta al termine, molti sono ancora coloro che, approfittando della minor frenesia di fine estate, di ferie posticipate, di temperature più miti o tariffe più convenienti, si  trovano in questi giorni a barcamenarsi tra stazioni e aeroporti di tutto il mondo.

A volte però, la voglia di partire per un bel viaggio lontano da casa  o di tornare alla propria quotidianità forti del carico di energia accumulato in vacanza, si deve scontrare con delle brutte sorprese lampeggianti su tabelloni di arrivi e partenze. Le perentorie  indicazioni di “Volo cancellato” o “Ritardo”, purtroppo accostate proprio al numero del volo prenotato, possono rappresentare per il passeggero solo l’inizio di uno scoraggiante susseguirsi di inconvenienti e contrattempi.

Lo sconforto creato da questo tipo di situazioni, spesso gestite in modo approssimativo e disorganizzato dalle compagnie aeree e dalle agenzie di assistenza, sta conoscendo proprio in questi giorni una fase di picco, anche a causa delle numerose cancellazioni e modifiche ai voli che la nota compagnia aerea low-cost Ryanair sta operando, per motivi interni all’azienda, su molte delle tratte servite.

Diventa quindi fondamentale saper affrontare questi imprevisti con un bagaglio (questa volta a prova di smarrimento) di informazioni e conoscenze che permetta di acquisire consapevolezza dei propri diritti e di ottenere quindi tutto ciò che spetta.

Avevamo già pubblicato a questo link: I diritti non vanno in vacanza – Cosa fare in caso di vacanza rovinata un utile prontuario sui passi da compiere in caso di cancellazione, ritardo del volo o negato imbarco. In particolare, si ricorda il diritto ad ottenere una compensazione di denaro di entità (da un minimo di € 250 ad un massimo di € 600)  commisurata sulla lunghezza della tratta

Segnaliamo una recentissima sentenza della Corte di Giustizia UE (11 maggio 2017, causa C-302/16), chiamata a pronunciarsi in via pregiudiziale in un caso che vedeva un passeggero contestare il rifiuto del vettore aereo di accordargli la compensazione pecuniaria dovuta ai sensi del regolamento 261/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio, a seguito della modifica della data di partenza del proprio volo, che egli aveva prenotato mediante un sito internet intermediario.

Nello specifico, la compagnia aerea affermava di aver assolto il proprio onere informativo consistente nel dare comunicazione al passeggero della cancellazione del volo almeno due settimane prima dell’ora di partenza originariamente prevista, avendone dato avviso in tempi adeguati al sito internet intermediario. Tuttavia, i gestori di quest’ultimo non avevano tempestivamente inoltrato l’informazione al passeggero, che veniva a conoscenza della cancellazione solo dieci giorni prima del volo.

Interpretando gli artt. 5 e 7 del suddetto Regolamento, la Corte ha affermato che il vettore aereo “è tenuto a pagare la compensazione pecuniaria di cui a tali disposizioni in caso di cancellazione del volo (…) , anche qualora tale vettore abbia informato di tale cancellazione, almeno due settimane prima di tale data, l’agente di viaggio tramite il quale il contratto di trasporto è stato stipulato con il passeggero interessato e quest’ultimo non sia stato informato da tale agente entro detto termine.” In breve, la comunicazione deve giungere al passeggero entro la scadenza prevista, non essendo il vettore sollevato dall’obbligo di compensazione qualora abbia informato della cancellazione unicamente gli agenti di viaggio o altri intermediari.

In pratica, nel caso di cancellazione del volo prenotato tramite agente di viaggio (ad es. agenzia, anche on line, quali Expedia, Skyscanner etc.), qualora la comunicazione della cancellazione al passeggero (e non solo all’agenzia) non sia intervenuta almeno due settimane prima dell’orario di partenza previsto, si avrà diritto ad ottenere la compensazione prevista in conformità con la legislazione europea.

Per una gestione efficace di tali procedimenti, in momenti come questo di grande confusione sul tabellone di arrivi e partenze, un’assistenza legale qualificata può rivelarsi di fondamentale importanza.

Avv. Massimo Dragone                                                  Dott.ssa Stefania Carrer

 

Il DL Lorenzin e le “scelte tragiche” del diritto – Un commento al ricorso per questione di legittimità costituzionale depositato dalla Regione Veneto

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Il DL Lorenzin è legge, ma ciò è ben lungi da porre un punto fermo nella vexata questio delle vaccinazioni obbligatorie.

Già all’indomani dell’adozione del Decreto Legge la Regione Veneto aveva infatti preannunciato battaglia, promettendo di ricorrere alla Consulta affinché ne venisse dichiarata l’illegittimità costituzionale. Alla parola son seguiti i fatti: la Giunta regionale, nelle sedute del 13 e 23 giugno 2017, ha autorizzato la proposizione del ricorso, con contestuale affidamento dell’incarico di patrocinio. L’atto è stato depositato presso la cancelleria della Consulta il 21 luglio 2017 e pubblicato nella GU n. 32 del 9 agosto scorso (qui consultabile on-line).

 Nelle more del giudizio costituzionale, il presente contributo intende esaminare in via assolutamente sommaria e sintetica il contenuto del ricorso, per comprendere i diversi motivi di illegittimità costituzionale contestati ed evidenziare gli elementi di maggiore interesse in esso delineati.

In primo luogo va segnalato il particolare taglio critico del ricorso promosso dalla Regione, che afferma di voler contestare non tanto la validità dei programmi di vaccinazione, ma piuttosto i mezzi usati dal Governo (la decretazione d’urgenza), oltreché il bilanciamento così operato dal provvedimento tra il diritto alla salute della collettività da una parte e del singolo individuo dall’altra.

 I motivi di illegittimità costituzionale dedotti possono essere sinteticamente raggruppati in quattro categorie. Vediamoli più da vicino.

Come anticipato il primo motivo mira a denunciare l’insussistenza dei presupposti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 co. 2 Cost. per l’adozione del Decreto Legge da parte del Governo, scavalcando il ben più rigoroso iter parlamentare previsto dalla Costituzione per la formazione delle leggi. Si afferma infatti che, per quanto almeno attiene al territorio della Regione Veneto, non vi sarebbe alcuna emergenza di sanità pubblica idonea a giustificare i trattamenti sanitari obbligatori.

In tale passaggio si evidenzia uno dei punti focali del ricorso, con il quale si mettono in discussione le motivazioni scientifiche su cui il Governo aveva precedentemente fondato l’opportunità politica oltre che la legittimità costituzionale del provvedimento. Il team legale dei ricorrenti (formato dall’Avv. Zanon, l’Avv. Prof. Antonini e l’Avv. Manzi) infatti propone una rilettura critica delle raccomandazioni che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva precedentemente rivolto al Governo italiano, con le quali quest’ultimo era stato invitato a prendere misure atte a garantire una copertura vaccinale del 95% per assicurare la c.d. “immunità di gruppo”.

Si ricorda, come spesso è stato recentemente riportato dai media, che per “immunità di gruppo” o “di gregge” ci si riferisce a quella soglia al di sopra della quale una determinata comunità dimostra una resistenza collettiva a un determinato agente patogeno.

Ebbene, secondo la Regione le percentuale di copertura vaccinale raccomandata dalla OMS per essere correttamente compresa deve intendersi quale “soglia ottimale” e non quale “soglia critica”. La differenza di significato risulterebbe non di poco conto, in quanto il 95% di copertura vaccinale rappresenterebbe secondo i ricorrenti un obiettivo a cui tendere, e non già un parametro al di sotto del quale si determinerebbe – automaticamente – l’insorgere di un rischio epidemico.

Oltretutto, si sostiene, il raggiungimento di tale soglia di copertura per tutti i dodici virus ricompresi nella legge opererebbe un’indebita generalizzazione, in quanto non terrebbe conte delle specifiche caratteristiche immunologiche dei diversi agenti patogeni individuati, né tanto meno rifletterebbe in modo corretto i diversi e molteplici fattori biologici, ambientali e socio-economici che possono determinare il contagio di ciascuna patologia. Secondo tale ragionamento l’adozione della decretazione d’urgenza risulterebbe pertanto “arbitraria e irragionevole”, in quanto fondata su valutazioni scientifiche errate, o quanto meno male interpretate.

Il secondo motivo di illegittimità incostituzionale dedotto in ricorso affronta probabilmente il nodo centrale della questione. Il ragionamento si rivolge all’interpretazione del secondo comma dell’art. 32, ai sensi del quale “Nessuno puo` essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non puo` in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Ed è proprio in relazione a tale principio, intrinsecamente legato al concetto di dignità umana, che assumerebbe rilievo costituzionale il principio di autodeterminazione della persona quale diritto fondamentale anche in ambito sanitario.

L’art. 32 secondo comma, argomenta la Regione Veneto, garantisce una delle massime espressioni di libertà dell’individuo e della dignità umana, quella di non essere sottoposti a cure o terapie che non siano liberamente scelte o accettate. Tale libertà può essere compressa “in caso di necessità per la salute pubblica”, ipotesi che i ricorrenti escludono si possa configurare in Veneto per quanto attiene agli agenti patogeni contemplati dalla Legge contestata.

A contrario vengono anzi elencati i risultati positivi ottenuti grazie alla Legge Regionale n. 7 del 2007, che si sostiene sia stata in grado di attuare un “percorso culturale di sensibilizzazione sociale” e di “strategia vaccinale basata sulla convinzione” e non su strumenti coercitivi.

Adducendo copiosa giurisprudenza della Corte Costituzionale, (fra le molte: sent. nn. 88/1979, n. 258/1994, n. 118/1996, n.332/2000 Sent. n. 207/2012) si individua così nel consenso informato del destinatario della prestazione sanitaria la chiave di volta per contemperare i diversi diritti costituzionali in conflitto, secondo un modello giuridico non solo nazionale, ma anche Europeo e internazionale. Assumono infatti primario rilievo nella argomentazione dei ricorrenti le norme contenute nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (artt. 1 e 3), nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (art. 8), nella Convenzione sui Diritti del Fanciullo (art. 24) e nella Convenzione di Oviedo sui Diritti dell’Uomo e la Biomedicina. In particolare, viene sottolineato come quest’ultimo strumento internazionale stabilisca il principio generale per cui “un trattamento sanitario può essere praticato solo se la persona interessata abbia prestato il proprio consenso” (Art. 5).

Gli ultimi due motivi di illegittimità costituzionale dedotti sono altresì degni di considerazione, anche se rivestono, ad opinione di chi scrive, un ruolo minore nelle argomentazioni del ricorso. Con il terzo motivo si deduce infatti la violazione dell’art.97 Cost. in combinato disposto con gli artt. 117 co. 3 e 118 Cost., in quanto le disposizioni impugnate avrebbero determinato una grave ingerenza nelle competenze regionali in materia di organizzazione e sul funzionamento del Servizio sanitario regionale. Vengono a tal fine sottolineati i numerosi e nuovi adempimenti a carico delle aziende sanitarie locali introdotte con la legge in esame, che sarebbero responsabili di incidere negativamente sulla capacità delle regioni nell’erogazione dei servizi pubblici. Tali obblighi imposti alle ULSS risulterebbero inoltre “norme di dettaglio”, in contrasto con quanto stabilito dalla Costituzione, la quale attribuisce allo Stato la potestà di intervenire in ambito sanitario definendo i soli principi costituzionali.

Con l’ultimo e quarto motivo di ricorso si deduce infine la violazione degli artt. 81 co. 3 e 119 co. 1 e 4 Cost., in quanto il provvedimento impugnato risulterebbe privo di adeguata copertura finanziaria. Risulta a tal riguardo di particolare interesse il riferimento alla legge n.210/1992, recante “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati”. A tal riguardo va evidenziato come la giurisprudenza stessa della Consulta, nonché costante orientamento dei giudici di merito, abbiano esteso la platea dei beneficiari originariamente contemplati dalla L. 210/1992, includendovi i soggetti sottoposti a specifiche vaccinazioni non obbligatorie ma raccomandate e incentivate, quali l’antipoliomelite e l’antiepatite B, nonché le vaccinazioni contro il morbillo, la parotite e la rosolia. Per quanto attiene invece alla contestata legge in esame, i ricorrenti sottolineano come le norme impugnate non abbiano considerato il problema dei maggiori oneri che, dal punto di vista degli indennizzi, potrebbero derivare dall’estensione dell’obbligo vaccinale. Secondo tale ragionamento la legge impugnata difetterebbe pertanto del requisito costituzionale di cui all’art. 81 comma 4, secondo cui “Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”.

In conclusione, il ricorso come qui sinteticamente esaminato presenta indubbiamente numerosi elementi che possono mettere in discussione la legittimità costituzionale della norma impugnata. Del resto, la molteplicità e complessità delle questioni giuridiche ed etiche sollevate dall’intervento legislativo in tema di vaccinazioni obbligatorie rientrano tra quelle cd. “scelte tragiche” del diritto, in cui “sofferenza e benessere non sono equamente ripartiti tra tutti, ma stanno integralmente a danno degli uni o a vantaggio degli altri” (Corte Cost., Sent. n.118/1996). Sarà pertanto necessario attendere il pronunciamento del Giudice delle Leggi per valutare la compatibilità del contestato intervento legislativo con la Costituzione italiana.

Dott. Stefano Trevisan

 

IL CONTROVERSO DECRETO LEGGE IN TEMA DI VACCINI OBBLIGATORI – ALCUNE PRELIMINARI CONSIDERAZIONI GIURIDICHE

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La decisione dell’attuale Governo di innalzare i livelli di copertura vaccinale obbligatori è al centro di accese polemiche e dibattiti politici e non solo, su scala nazionale e internazionale. Il nostro studio, che da anni si occupa di responsabilità medica e danni da vaccinazioni e trasfusioni di sangue infetto, intende affrontare tale vicenda in modo apolitico ed equilibrato, fornendo in questa sede alcune sintetiche ma chiare informazioni e considerazioni sul tema.

Cosa dice il decreto legge.

L’8 giugno 2017 è entrato in vigore il Decreto-Legge n.73/2017 contenente le “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, con il quale è resa obbligatoria per i minori fino ai sedici anni, salvo esonero, la vaccinazione per 12 malattie. In caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale, l’art. 1 comma quarto prevede una sanzione amministrativa pecuniaria fino a settemilacinquecento euro (7.500,00 €), oltre alla segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, per “gli   eventuali   adempimenti   di competenza”. Per i minori di età compresa tra zero e sedici anni la violazione della normativa in commento comporta altresì l’esonero, l’omissione o il differimento dall’iscrizione al sistema nazionale d’istruzione.

E’ inoltre previsto l’esonero dall’obbligo vaccinale in caso di “avvenuta immunizzazione a  seguito  di  malattia  naturale, comprovata dalla notifica effettuata dal  medico  curante” e in caso di  “accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta”. Pertanto ai sensi della disposizione richiamata, nel caso in cui si prospettino per il singolo individuo documentati pericoli per la salute, dovrebbe essere possibile esperire le opportune azioni legali finalizzate ad ottenere l’esonero o il differimento dall’obbligo vaccinale, senza incorrere nelle sanzioni e provvedimenti giudiziari prima richiamati. In tal senso, peraltro, si era già espressa anche la Corte Costituzionale, con la sentenza 307 del 1990 ove si legge che “un trattamento sanitario può essere imposto solo nella previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato” ed ancora “il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività … esige che in nome di esso, e quindi della solidarietà verso gli altri, ciascuno possa essere obbligato … a un dato trattamento sanitario … ma non postula il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri”.

Anche la Cassazione, in tema di sanzioni amministrative nei confronti dei genitori che non avevano ottemperato all’obbligo delle vaccinazioni, ha ritenuto che il genitore ha l’onere di allegare la prova della sussistenza, quantomeno fondatamente putativa, di specifiche controindicazioni (Cass. 14747/2006, Cass. 14384/2005, Cass. 5877/2004).

E’ peraltro evidente che non sarà agevole provare specificatamente e previamente un pericolo per la salute in caso di vaccinazione.

Cosa dice la legge negli altri paesi europei?

Con il Decreto-Legge n.73/2017, che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione per acquistare efficacia definitiva, conversione che si discute in questi giorni, probabilmente anche con alcune modifiche, l’Italia diventa l’unico Paese in Europa a prevedere l’obbligo per complessivamente 12 vaccinazioni. Infatti, secondo i dati raccolti dallo “European centre for disease prevention and control (Ecdc),”[1] 15 tra i paesi oggetto di indagine (gli stati membri dell’UE più Islanda e Norvegia) non prevedono alcuna vaccinazione obbligatoria, mentre i restanti 14 includono almeno una vaccinazione obbligatoria nei programmi di prevenzione nazionale. Lo studio inoltre non rileva significative differenze quanto a copertura vaccinale tra i paesi che si limitano a raccomandare le vaccinazioni e quelli ove le stesse sono obbligatorie: le differenze in questi termini, almeno per il tempo presente, sembrano dipendere più che altro dalle peculiarità culturali dei singoli paesi.

I motivi alla base del provvedimento.

Secondo l’art.1 del D.L. n.73/2017 la norma ha il fine di “assicurare la tutela  della  salute  pubblica  e  il mantenimento di adeguate condizioni di  sicurezza  epidemiologica  in termini di profilassi e di copertura vaccinale, nonche’ di  garantire il  rispetto  degli   obblighi   assunti   a   livello   europeo   ed internazionale”. Chi perora tale provvedimento sottolinea infatti come in Italia dal 2013 si sia registrata una costante diminuzione della copertura vaccinale, che per alcune malattie come il morbillo-parotite-rosolia (MPR) è scesa al di sotto del 95%, soglia necessaria per bloccare la circolazione del virus nonché raccomandata dall’Organizzazione Mondiale per la Salute (OMS) per raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge” o “di gruppo”[2].

A fronte di questa situazione, l’OMS[3] ed il Comitato Nazionale di Bioetica nel 2015 avevano sollecitato il Governo italiano ad adottare le misure necessarie per aumentare la copertura vaccinale ottimale attraverso l’adozione di programmi di educazione pubblica e, in casi di emergenza, con l’introduzione dell’obbligatorietà dei vaccini.

Il fatto che solo nel primo trimestre 2017 i casi di morbillo registrati in Italia siano triplicati rispetto ai casi riscontrati durante tutto il 2016 è stato un segnale d’allarme.

D’altra parte, numerose sono state le contestazioni alla novella legislativa.

Chi critica la riforma infatti contesta non solo i dati relativi all’emergenza epidemiologica, ma anche i possibili e gravi effetti indesiderati e comunque controindicazioni dei vaccini sui soggetti trattati, nonché potenziali profili di incostituzionalità della norma in relazione al diritto di autodeterminarsi anche nella sfera della salute individuale. D’altronde è la stessa legge italiana, n.210 del 1992, a prevedere un indennizzo a favore di chiunque “abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge”.

Tra le voci contrarie all’obbligo vaccinale introdotto con il provvedimento in questione si è distinta quella della Regione Veneto, la prima a ricorrere alle vie legali. Pur senza specificare i motivi di censura che si intendono sollevare, secondo quanto riportato dalla stampa la giunta regionale del Veneto avrebbe dato mandato all’Avvocatura per l’impugnazione del D.L. avanti alla Corte Costituzionale.

Sotto altro profilo, perplessità, in relazione alla libertà di pensiero ed espressione nonché con riferimento all’art. 33 Cost., suscitano i provvedimenti di radiazione dei medici che esprimono dubbi e/o dissenso nei confronti della normativa in questione o più in generale sull’obbligo indiscriminato di vaccinazione. Non si vorrebbe poi che l’astratta possibilità di provvedimenti disciplinari influisse negativamente sulla valutazione delle possibili controindicazioni ai vaccini.

[1] Dati al 2012, “Mandatory and recommended vaccination in the Eu, Iceland and Norway, nell’ambito del progetto VENICE “Vaccine European New Integrated Collaboration Effort”, consultabile al link: http://www.eurosurveillance.org/ViewArticle.aspx?ArticleId=20183.

[2] I dati sulla copertura vaccinale in Italia sono consultabili al sito internet del Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2971. 

[3] http://www.euro.who.int/en/health-topics/communicable-diseases/measles-and-rubella/news/news/2015/03/national-stakeholders-and-international-experts-team-up-to-tackle-measles-and-rubella-in-italy