LE GENERAZIONI FUTURE BUSSANO A STRASBURGO, LA CORTE ACCORRE

Sei giovanissimi chiedono protezione per i propri diritti fondamentali, mentre la loro casa arde

da: https://youth4climatejustice.org/

Nei giorni scorsi la stampa italiana ed internazionale ha diffuso la notizia riguardante il ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo da parte di sei bambini e ragazzi portoghesi, tra gli 8 e i 21 anni. Catarina (20 anni), Cláudia (21 anni), Mariana (otto anni), Sofia (15 anni), André (12 anni) e Martim (17 anni), supportati dalla ONG Global Legal Action Network, hanno agito  contro 33 Stati membri del Consiglio d’Europa, tra i quali l’Italia, accusandoli di violare i loro diritti fondamentali, nello specifico gli articoli 2 (diritto alla vita), 8 (diritto al rispetto della vita privata) e 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione.

Alla base dell’iniziativa legale da parte dei giovani ricorrenti, oltre ad una profonda consapevolezza della presente condizione di emergenza climatica, c’è anche l’esperienza dello spaventoso incendio che nell’estate del 2017 ha bruciato 500.000 ettari di vegetazione ed ucciso più di 120 persone nel distretto portoghese di Leiria, in cui alcuni di loro vivono.  Secondo i ricercatori, tra i fattori che hanno determinato le condizioni per un evento di tale intensità vi è il cambiamento climatico: eventi simili sono destinati a ripetersi in futuro, se non si inverte la tendenza.

Dopo aver vissuto il luglio più caldo degli ultimi 90 anni, i bambini e ragazzi portoghesi hanno deciso di chiamare in causa i governi europei, ritenendoli responsabili della mancata adozione delle misure necessarie a contrastare il cambiamento climatico, nonché della violazione degli accordi internazionali sui limiti alle emissioni inquinanti nell’aria.  Ad esempio, è il caso di ricordare la recentissima sentenza della Corte di Giustizia dell’UE che ha condannato l’Italia per il superamento il valore limite delle concentrazioni di particelle inquinanti, in modo continuato, dal 2008 al 2017.

Sul punto è stata interpellata la Corte di Giustizia dei diritti dell’Uomo che, pur avendo una vasta giurisprudenza in tema di inquinamento ambientale, si trova per la prima volta ad esaminare un ricorso simile. Lo scorso 30 novembre la Corte ha annunciato che tratterà il ricorso con priorità in ragione dell’importanza ed urgenza del caso, come previsto dell’art. 41 del Regolamento della Corte. Tale comunicazione non implica alcuna decisione di accoglimento, nemmeno sulla ricevibilità del ricorso, ma si tratta comunque di un segnale importante da parte dei giudici di Strasburgo. Il ricorso è stato inoltre notificato ai 33 Stati nei confronti dei quali è rivolto, che dovranno presentare le loro osservazioni entro la fine di Febbraio 2021.

Si tratta sicuramente di un ottimo inizio per una causa che, a prescindere dall’esito, è destinata a costituire un importante momento di riflessione sul rapporto tra tutela dei diritti umani e cambiamento climatico, nonché nel modo in cui si affronterà la questione ambientale davanti alle giurisdizioni internazionali, ma soprattutto interne. Tuttavia, non sono pochi gli ostacoli che i legali dei sei ricorrenti dovranno superare per giungere ad una decisione sul merito.

Bisogna infatti ricordare che il rapporto tra la Corte di Strasburgo e gli stati membri del Consiglio d’Europa è regolato dal principio di sussidiarietà, da cui deriva la condizione di ricevibilità che richiede agli aspiranti ricorrenti di aver esperito tutti i rimedi offerti dall’ordinamento interno prima di rivolgersi alla Corte, ai sensi dell’art. 35 della Convenzione. Nel caso di specie, è evidente che i sei ragazzi non hanno precedentemente perorato la propria causa avanti ai tribunali di 33 stati, sarebbe pressoché impossibile. Inoltre, la Corte è solita riconoscere un ampio margine di apprezzamento ai singoli stati, ossia una certa libertà di scelta nell’attuazione di determinate politiche, quali le politiche ambientali, purché ovviamente queste rispettino gli standard di garanzia dei diritti fondamentali fissati dalla Convenzione e dalla giurisprudenza della Corte stessa. 

Non essendo (ad oggi) disponibile il testo del ricorso, non conosciamo la strategia attuata dai difensori per superare questi e molti altri scogli del procedimento davanti alla Corte EDU. Tuttavia, seguiremo con grandissimo interesse la vicenda, auspicando che essa possa davvero costituire un punto di svolta nell’effettività della tutela dei diritti umani, come il diritto alla salute e ad un ambiente salubre, in relazione ai quali gli stati sono chiamati ad adottare misure efficaci e compiere scelte non più procrastinabili.