Epatite C: il diritto alla cura non è uguale per tutti

Epatite c

Lo Studio Legale Dragone e Avvocati Associati Loffredo e Cestaro, da sempre schierato al fianco delle persone gravemente danneggiate da infezioni post-trasfusionali, sta valutando nuove iniziative giudiziarie al fine di superare e abbattere le barriere che, iniquamente, limitano l’accesso ai nuovi farmaci salvavita contro l’epatite C (Sofosbuvir) a gran parte degli ammalati

Condividiamo il contenuto e le richieste avanzate dall’associazione EPAC e dai suoi associati

http://www.epatitec.info/default.asp?id=2587

nonché dalla Associazioni AITF, ANED, ARRAN, EPAC, LILA, NADIR, PLUS, e le Federazioni FEDEMO, LIVER POOL, THALASSEMIA, forum TRAPIANTATI contenute nella lettera 10 maggio 2016 inviata al Presidente del Consiglio e al Governo Italiano

www.epac.it/notizie/default.asp?id=890&id_n=18337

Nella lettera dell’Epac si illustra come i nuovi farmaci siano in grado di curare l’epatite C nel 95-100% dei casi e come, tuttavia, l’accesso a tali farmaci venga fortemente limitato non per ragioni mediche, ma per questioni economiche, diversamente da quanto avviene in altri paesi al mondo (ad esempio Australia, Portogallo, Olanda, Croazia ove la cura sarebbe stata resa disponibile per tutti i malati).

Tali limitazioni terapeutiche appaiono palesemente contrarie al diritto alla salute costituzionalmente garantito (art. 32 Costituzione) e ai principi europei stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo (art. 2 Convenzione E.D.U.).

Oltretutto la scelta del “se” e “a chi” dare il farmaco contro l’epatite C non risulta demandata al prudente apprezzamento del medico specialista, bensì passa attraverso un complesso meccanismo burocratico che contempla l’esistenza di alcuni Centri Regionali autorizzati alla prescrizione del medicinale (con assoluta esclusione della possibilità per altri centri o medici di prescrivere il farmaco ai propri pazienti) sulla base di un “algoritmo” predisposto dall’Aifa

https://www.agenziafarmaco.gov.it/piattaformaAlgoritmi/index.php/771432/lang-it

che tuttavia, in nome della “corretta allocazione delle risorse” e sulla base di variabili inserite a priori, condiziona in modo rilevante le scelte terapeutiche dei medici specialisti, impedendo di fatto l’accesso alla cura per tutti gli ammalati nell’immediato.  Decide insomma il software informatico dell’AIFA!

Dal ginepraio normativo e informativo par di comprendere che i limiti di accesso alla cura derivino da ragioni meramente economiche, se non addirittura speculative, che ben poco hanno a che fare con il bene Salute, riconducibili all’elevato prezzo del farmaco, contrattato tra l’Italia e la casa produttrice, come si riporta anche dalla recente trasmissione televisiva di Rai Tre “Presa Diretta” del 13 marzo 2016, ove la questione viene sviscerata sotto diversi profili

http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-729dab2f-5eaa-4c96-8f3f-c9299dfe0cca.html

L’ingiustizia della situazione creata dal Governo Italiano, che non permette l’accesso alla cura a tutti i malati, appare ancor più iniqua nei confronti di coloro che sono stati contagiati dall’epatite C a causa di trasfusioni di sangue o emoderivati infetti. Costoro hanno invero contratto la malattia proprio a causa di inefficienze di quello stesso Stato che ora nega loro l’opportunità e il diritto di curarsi, non mettendo a disposizione il nuovo farmaco.

Per contrastare questa grave ingiustizia che discrimina gli infettati di “serie A” da quelli di “serie B”, stiamo approfondendo i vari profili della questione al fine di valutare le più opportune iniziative legali che verranno illustrate nel corso di un prossimo incontro che organizzeremo immediatamente dopo l’estate e di cui Vi daremo notizia sul nostro sito.

Chi fosse interessato e volesse maggiori informazioni sull’argomento può contattarci tramite mail al seguente indirizzo: segreteria@dragoneassociati.it