Sangue infetto: la Corte di Strasburgo condanna l’Italia

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Con una decisione “storica” depositata in data odierna, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha accolto il ricorso presentato nel 2013 dal nostro studio nell’interesse di 79 ricorrenti (ricorso r.g. n. 16178/13), condannando l’Italia per violazione del diritto alla vita, tutelato dall’art. 2 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali.

I ricorrenti tutelati dal nostro studio sono tutti Veneti, danneggiati – o eredi di persone danneggiate – da trasfusioni di sangue o emoderivati infetti.

Tale ricorso è stato deciso dalla Corte unitamente ad altri analoghi ricorsi presentati da altri legali di altre Regioni di Italia.

Tutti i ricorrenti avevano proposto cause di risarcimento del danno alla salute subito in conseguenza delle infezioni post-trasfusionali contratte (HBV-HCV-HIV).

Nel 2007 lo Stato Italiano, al fine di deflazionare il vasto contenzioso pendente in Italia per i danni da trasfusioni, prevedeva con apposita legge la possibilità di definire le azioni risarcitorie pendenti con un pagamento in via transattiva.

Facevano quindi seguito numerosi altri atti normativi che disciplinavano l’accesso alle transazioni e i relativi requisiti.

Tutti i 79 ricorrenti aderivano al procedimento transattivo, essendo in possesso dei requisiti prescritti.

Dopo anni di attesa, veniva emanato un successivo decreto di data 4 maggio 2012 con il quale lo Stato Italiano indicava finalmente gli importi spettanti a ciascuna categoria di danneggiati (emofilici, talassemici, trasfusi occasionali), introducendo tuttavia nuove cause di esclusione, in precedenza non previste, che di fatto escludevano retroattivamente i ricorrenti dalla possibilità di concludere il lungo iter giudiziario con la transazione.

Essendo trascorsi per tutti oltre 10 anni dall’inizio delle rispettive cause di risarcimento, i ricorrenti si sono quindi rivolti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo lamentando la violazione del diritto alla vita sotto il profilo procedurale.

Nel corso del giudizio veniva emanata dallo Stato Italiano la legge 114/2014, il cui art. 27bis prevedeva una nuova proposta di definizione delle controversie pendenti con il pagamento ai danneggiati di un importo di € 100.000,00 ciascuno, di cui potevano beneficiare anche i soggetti esclusi dalla transazione.

La Corte con questa sentenza, respingendo le obiezioni e difese del Governo Italiano, ha accertato la violazione del Diritto alla Vita dei ricorrenti così disponendo: “la Corte ritiene che la lunghezza delle procedure è stata eccessiva e che le autorità italiane, di fronte possibili violazioni del Diritto alla Vita, non hanno offerto una risposta rapida ed adeguata conforme ai propri obblighi”.

In conclusione la Corte ha quindi condannato lo Stato Italiano al pagamento a favore dei ricorrenti del giudizio r.g. 16178/13 – che non abbiano nel frattempo già concluso il procedimento transattivo con lo Stato – di importi compresi tra € 20.0000/30.000,00 a titolo di danno morale e satisfaction équitable. Tali importi vengono riconosciuti per la durata irragionevole dei procedimenti giudiziari e transattivi e si aggiungeranno alle somme che verranno riconosciute ai ricorrenti nelle cause pendenti o a conclusione dei procedimenti transattivi tuttora in corso.

La Corte ha altresì precisato che con tale decisione si definisce il giudizio ma che, nel caso in cui lo Stato italiano non concluda il procedimento transattivo nei confronti di tutti i danneggiati entro il 31 dicembre 2017, come previsto nell’art. 27bis della l. 114/2014, essi ben potranno proporre nuovo ricorso alla Corte lamentando l’ulteriore violazione.

Nell’esprimere la nostra soddisfazione come professionisti per questo risultato ottenuto, non possiamo non rammaricarci che lo Stato Italiano non sia stato in grado di definire in tempi ragionevoli la vicenda (tanto che alcuni dei nostri più cari clienti oggi non possono personalmente gioire di questa vittoria, essendo le cifre riconosciute ormai destinate ai loro eredi-congiunti) e che, per ottenere il riconoscimento dei diritti umani fondamentali dei ricorrenti, sia stato necessario l’intervento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Si allega il riassunto in lingua italiana della parte della sentenza che ha deciso il ricorso presentato dal nostro studio, a cura dei Dottori Roberto Girardi, Riccardo Bovo e Stefania Carrer.

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