{"id":9265,"date":"2019-10-18T11:45:44","date_gmt":"2019-10-18T11:45:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.dragoneassociati.it\/?p=9265"},"modified":"2019-10-18T11:45:47","modified_gmt":"2019-10-18T11:45:47","slug":"mc-altri-c-italia-n-56376-2011-sentenza-corte-edu-3-settembre-2013","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dragoneassociati.it\/?p=9265&lang=it","title":{"rendered":"MC + altri c. Italia, n. 56376\/2011 sentenza Corte EDU 3 settembre 2013"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In vista della partecipazione dell\u2019Avv. Massimo Dragone al convegno di data odierna nell\u2019ambito del ciclo di incontri dedicati al tema: \u201c<em>LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI AVANTI LA CORTE EDU: LE RICADUTE NELL\u2019 ORDINAMENTO ITALIANO E IL RUOLO DELL\u2019AVVOCATO CIVILISTA<\/em>\u201d, pubblichiamo la <strong>sentenza Corte EDU 3 settembre 2013 <em>MC + altri c. Italia<\/em>, n. 56376\/2011<\/strong>, in versione originale francese ed italiana (traduzione a cura del Ministero della Giustizia), originata dal ricorso dallo stesso presentato nell\u2019interesse di 162 ricorrenti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"724\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.dragoneassociati.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/DIRITTO-INTERNAZIONALE-PRIVATO-EUROPEO-1-724x1024-724x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9269\" srcset=\"https:\/\/www.dragoneassociati.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/DIRITTO-INTERNAZIONALE-PRIVATO-EUROPEO-1-724x1024.jpg 724w, https:\/\/www.dragoneassociati.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/DIRITTO-INTERNAZIONALE-PRIVATO-EUROPEO-1-724x1024-212x300.jpg 212w\" sizes=\"auto, (max-width: 724px) 100vw, 724px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <strong>Il caso:<\/strong> riguardava un elevato numero di\nricorrenti, in tutto 162, accomunati dalla caratteristica di essere gravemente\ndanneggiati alla salute a causa del contagio con sangue infetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come illustrato nel ricorso presentato alla Corte nel 2011,\nin presenza di certi presupposti le persone danneggiate in modo irreversibile\nda trasfusioni ed emoderivati infetti hanno diritto di ottenere dal Ministero\ndella Salute un indennizzo vitalizio, previsto dalla legge 210 del 1992. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019epoca gli avvocati che si occupavano di questa materia\nsi resero conto che l\u2019indennizzo non veniva annualmente rivalutato, se non in\nmisura minima, talch\u00e9 nel corso degli anni l\u2019importo si era progressivamente\nsvalutato. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo migliaia di danneggiati da sangue infetto\navevano promosso cause civili al giudice del lavoro al fine di ottenere la\nrivalutazione per intero dell\u2019indennizzo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tale rivalutazione veniva quasi sempre riconosciuta dal\ngiudice, in forza di un consolidato orientamento della giurisprudenza di\nlegittimit\u00e0 (Cass. n. 15894\/20105 e Cass. n. 18109\/2007). L\u2019effetto pratico era\nche l\u2019indennizzo, da una somma di circa 550 euro mensili, aumentava a 750 euro\ncirca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia alla fine del 2009 la Cassazione cambiava\norientamento, interpretando la normativa in senso negativo per i danneggiati\n(Cass. n. 21703\/2009 e Cass. n. 22112\/2009). Peraltro, la prevalente\ngiurisprudenza di merito continuava a privilegiare la tesi favorevole ai\nricorrenti, in linea con la giurisprudenza di legittimit\u00e0 precedente, come\nallegato e documentato nel ricorso alla CEDU. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A maggio 2010 il Governo emanava il decreto-legge n.\n78\/2010, che poi veniva convertito nella legge n. 122\/2010, con cui veniva\nbloccata la rivalutabilit\u00e0 dell\u2019indennizzo, attraverso una norma di\ninterpretazione autentica retroattiva che incideva anche sui processi in corso\ne poneva nel nulla persino le sentenze passate in giudicato, dalla data di\nemissione del decreto (art 1 commi 13 e 14 del citato DL n. 78\/2010).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8211; La violazioni accertate dalla Corte:<\/strong> la Corte EDU ha accolto il ricorso condannando l\u2019Italia\nper la violazione degli artt 6, 1 Prot. 1 e 14 Convenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8211; Protezione del diritto alla vita, art. 2 Convenzione:\ninquadramento violazione nelle altre norme della Convenzione<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Veniva innanzitutto contestata la violazione dell\u2019<strong>art. 2<\/strong>\ndella Convenzione che protegge il diritto alla vita. In proposito veniva\nrimarcata la gravit\u00e0 dei danni alla salute da cui erano affetti i ricorrenti,\ncolpiti da patologie virali tendenzialmente evolutive e letali. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ridotte prospettive di sopravvivenza dei ricorrenti\nveniva dimostrata sia dai certificati medici di ciascuno, che da una perizia\nmedico-legale con cui si metteva a confronto la durata vita media delle persone\ncolpite da infezioni post-trasfusionali con la durata della vita media in\ngenerale in Italia. Va aggiunto che, nel corso del giudizio davanti alla Corte\n(durato circa 3 anni) morirono 6 persone a causa delle patologie\npost-trasfusionali ed altre si aggravarono, alcuni riportando nel frattempo\ncirrosi epatica o tumore al fegato. Pertanto, la somma versata come indennizzo,\nessendo svalutata alla data del 1992, era diventata irrisoria in rapporto ai\ndanni alla salute dei ricorrenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Corte, ricordando di essere \u201c<em>libera di qualificare\ngiuridicamente i fatti<\/em>\u201d riteneva tuttavia di inquadrare la vicenda nell\u2019ambito\ndelle altre norme della Convenzione, che riteneva violate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <strong>Violazione dell\u2019art. 6 della Convenzione (equo\nprocesso).<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel ricorso si riteneva violato il principio dell\u2019equo\nprocesso (art. 6 &amp;1 Convenzione)<a href=\"#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>, unitamente al principio di effettivit\u00e0 della tutela\n(previsto dall\u2019art. 13 Convenzione).&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In sintesi, si lamentava che lo Stato, che oltretutto era\n\u201cparte\u201d dei giudizi civili in questione, con una norma interna <em>ad hoc<\/em> si\nera sostanzialmente fatto giustizia da s\u00e9, ponendo nel nulla quanto deciso dai\ngiudici nei processi definiti e vanificando i giudizi in corso, il cui esito\nveniva irrimediabilmente compromesso dalla norma interpretativa introdotta <em>ex\npost<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si riteneva pertanto violato il principio della separazione\ndei poteri e quello della parit\u00e0 delle armi, fondamentali per lo Stato di\ndiritto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra l\u2019altro si era evidenziato che un gruppo di ricorrenti era\nin procinto di promuovere la causa civile, ma vi aveva rinunciato in\nconsiderazione dell\u2019entrata in vigore del decreto-legge citato che precludeva\nsul nascere l\u2019esito del processo, sacrificando cos\u00ec le loro legittime\naspettative. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Corte in relazione a quest\u2019ultimo gruppo di ricorrenti\ndichiara l\u2019irricevibilit\u00e0 del ricorso, ritenendo inapplicabile l\u2019art. 6 della\nConvenzione a costoro che non avevano proposto ricorso interno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ritenuta ricevibile e fondata nel merito la doglianza per\ntutti gli altri ricorrenti, la Corte EDU condanna l\u2019Italia per la violazione\ndel principio dell\u2019equo processo. In particolare, la Corte ravvisa\nl\u2019illegittimit\u00e0 della \u201c<em>ingerenza esercitata nel caso di specie dal potere\nlegislativo nell\u2019amministrazione della giustizia allo scopo di influenzare\nl\u2019esito della lite\u201d<\/em>, anche perch\u00e9 \u201c<em>non sussisteva alcun motivo di\nimperioso interesse generale<\/em>\u201d. La Corte inoltre riafferma il principio di\npreminenza del diritto, enunciato nel Preambolo della Convenzione e il\ncorrelativo fondamentale principio di certezza del diritto che veniva invece\nvulnerato dalla norma di interpretazione autentica retroattiva che interferiva\narbitrariamente nel dibattito giurisprudenziale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8211; La sentenza della Corte Costituzionale n. 293\/2011<\/strong> &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso del giudizio alla CEDU interveniva nel frattempo\nla sentenza n. 293\/2011 della Corte Costituzionale che dichiarava l\u2019illegittimit\u00e0 costituzionale\ndelle norme del decreto legge contestate, per violazione del principio di\nuguaglianza (art. 3 Cost.). <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Governo italiano, vista l\u2019intervenuta incostituzionalit\u00e0 della\nnorma contestata, eccepiva il venir meno dell\u2019interesse dei ricorrenti, ai\nsensi dell\u2019art. 37 \u00a7 1 della Convenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Corte tuttavia respingeva tale eccezione, aderendo alla\ntesi dei ricorrenti, secondo i quali, nonostante l\u2019intervento della sentenza\ndella Corte Costituzionale, l\u2019amministrazione non aveva provveduto a ripristinare\ni pagamenti, lasciando tutto inalterato. Ci\u00f2 era dimostrato anche dagli\nestratti conto che i 162 ricorrenti avevano depositato in causa e da cui\nrisultava che l\u2019importo era rimasto fermo ai 550 euro mensili. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sotto questo profilo risulta evidente la differente\nimpostazione della Corte Europea rispetto alla Corte Costituzionale: infatti\nmentre per quest\u2019ultima non rileva l\u2019applicazione della norma, ma solo la\ncompatibilit\u00e0 della stessa o meno con la Costituzione, per la Corte di\nStrasburgo, invece, quello che conta \u00e8 l\u2019effettivit\u00e0 della\ntutela in senso sostanziale, ivi compresa la fase esecutiva. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi anche se la norma incriminata era stata posta nel\nnulla dalla Corte Costituzionale, per la Corte EDU permane ugualmente la\nviolazione del diritto fondamentale a causa della prassi applicativa posta in\nessere nel caso concreto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per tale motivo la Corte respinge l\u2019eccezione del Governo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8211; Violazione degli artt. 14 e all\u2019art. 1 Protocollo 1<\/strong><a href=\"#_ftn2\"><strong><sup><strong><sup>[2]<\/sup><\/strong><\/sup><\/strong><\/a><strong> allegato alla Convenzione<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Corte inoltre accoglie le ulteriori 2 doglianze: la\nviolazione dell\u2019art. 1 del Protocollo 1 che tutela il diritto di propriet\u00e0 e la\nviolazione del principio di non discriminazione (art. 14 Convenzione), con\nriferimento a tutti i ricorrenti, anche quelli che non avevano proposto alcun ricorso\ninterno per i quali, come detto in precedenza, era stata dichiarata\nl\u2019irricevibilit\u00e0 della doglianza basata sull\u2019art. 6 Convenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In relazione all\u2019art. 1 Prot. 1<\/strong>: la Corte aderisce alla tesi dei ricorrenti, fondata sulla\ngiurisprudenza della CEDU, in virt\u00f9 della quale anche i diritti di credito\nrientrano nella nozione di beni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Corte aderisce alla tesi dei ricorrenti i quali,\nproducendo a sostegno una perizia contabile allegata al ricorso, lamentavano di\nessere stati privati di un importo di circa 200 euro mensili, considerevole in\nrapporto al totale di euro 750 mensili e in ragione della finalit\u00e0 assistenziale\ndell\u2019indennizzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Corte precisa anche che l\u2019indennizzo \u00e8 una misura\nassistenziale che mira a coprire i costi dei trattamenti sanitari e di\nassistenza dei ricorrenti e che \u201c<em>l\u2019aspettativa riguardante la possibilit\u00e0 di\nsopravvivenza e di guarigione degli stessi \u00e8 strettamente legata al beneficio\ndegli indennizzi<\/em>\u201d vitalizi e quindi al pagamento di un importo che mantenga\nnel tempo un valore costante e che non pu\u00f2 divenire irrisorio in ragione della\nmancata rivalutazione monetaria. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pertanto, secondo la propria giurisprudenza, la Corte EDU\nrichiama la nozione di \u201c<em>aspettativa legittima<\/em>\u201d vantata dai ricorrenti in\nordine alla possibilit\u00e0 di ottenere il pagamento di tali somme. La loro\nlegittima aspettativa veniva invece frustrata dal decreto-legge in questione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Viene pertanto ravvisata la violazione dell\u2019art. 1 Prot. 1\ndella Convenzione a danno di tutti i ricorrenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <strong>Art. 14 (divieto di discriminazione) unitamente\nall\u2019art. 1 Prot. 1 Convenzione<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine la Corte condanna l\u2019Italia anche per la violazione\ndell\u2019Art. 14 Convenzione (divieto di discriminazione) in combinato disposto con\nl\u2019art. 1 Protocollo 1 sulla base delle seguenti considerazioni:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>si \u00e8 determinata discriminazione tra diverse categorie di\nsoggetti, perch\u00e9 a parit\u00e0 di situazioni sono stati trattati\ndifferentemente, precisamente: <\/li><li>coloro i quali avevano ottenuto la\nrivalutazione integrale dell\u2019indennizzo, seppure fino al 31 maggio 2010\n(soggetti che avevano ottenuto una sentenza favorevole passata in giudicato) e\nchi invece aveva il processo in corso (nessuna rivalutazione); <\/li><li>ed ancora vi era irragionevole\ndiscriminazione tra i soggetti pagati dalla Regione Veneto coloro i quali\nvenivano pagati dal Ministero delle finanze (domande presentate prima del 2000)\nperch\u00e9 i primi ricevevano l\u2019indennizzo svalutato, mentre i secondi\nnon avevano subito alcuna decurtazione.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Importi differenti in assenza di una ragionevole\ngiustificazione, con conseguente violazione degli artt. 1 Prot.1 e 14\nConvenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8211; Condanna dell\u2019Italia e misure interne adottate con la\nsentenza pilota &#8211;<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019esito\ndel giudizio la Corte accoglieva il nostro ricorso condannando l\u2019Italia per la\nviolazione degli articoli 6, 1 Prot. 1 e 14 Convenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come detto in precedenza, la Corte, ravvisando un \u201c<em>problema\nstrutturale all\u2019origine delle violazioni<\/em>\u201d, \u201c<em>riguardante migliaia di\npersone che hanno presentato ricorsi interni<\/em>\u201d ha seguito la procedura della\n\u201c<em>sentenza pilota<\/em>\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pertanto, con la sentenza \u201cpilota\u201d la Corte ha invitato\nl\u2019Italia ad individuare un rimedio interno effettivo, nell\u2019ambito del margine\ndi apprezzamento di cui godono gli Stati, \u201c<em>sotto il controllo del Comitato\ndei Ministri<\/em>\u201d ai sensi dell\u2019art. 46 della Convenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Va detto che il problema \u201cinterno\u201d \u00e8 stato risolto grazie\nalla sentenza della Corte di Strasburgo, non solo per i ricorrenti, per i quali\n\u00e8 stata ripristinata o comunque riconosciuta la rivalutazione integrale dei\nloro indennizzi, ma anche per tutte le decine di migliaia di persone che\npercepiscono in Italia l\u2019indennizzo per danni da trasfusione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019adeguamento alla sentenza di Strasburgo, in questo caso,\nsi \u00e8 ottenuta grazie ad apposita norma finanziaria del Governo italiano che,\nsotto pressione del Comitato dei Ministri, nel giro di 3-4 anni ha ripristinato\ntutte le situazioni, con rivalutazione integrale di tutti gli indennizzi. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019 ultima considerazione: <strong>senza questa sentenza della\nCorte Europea: i danneggiati da trasfusione non avrebbero ottenuto in tempi\nrapidi, come invece avvenuto, il pagamento degli arretrati e il ripristino\ndella rivalutazione futura. <\/strong>Infatti, la sentenza della Corte Costituzionale\nha il ben pi\u00f9 limitato effetto di annullare la norma in contrasto con la\nCostituzione, ma non ha alcun effetto restitutorio, occorrendo allo scopo che\nciascun danneggiato si attivi proponendo apposito giudizio, rimanendo comunque\nsoggetto alle varie preclusioni, tra cui la prescrizione decennale che invece\nnella fattispecie non \u00e8 stata opposta dal Governo che ha rivalutato gli\nindennizzi dal giorno della normativa (dal 1996).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avv. Massimo Dragone<br><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a href=\"https:\/\/www.dragoneassociati.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/AFFAIRE-M.C.-ET-AUTRES-c.-ITALIE.pdf\">AFFAIRE-M.C.-ET-AUTRES-c.-ITALIE<\/a><a href=\"https:\/\/www.dragoneassociati.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/AFFAIRE-M.C.-ET-AUTRES-c.-ITALIE.pdf\" class=\"wp-block-file__button\" download>Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a href=\"https:\/\/www.dragoneassociati.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/CASE-OF-M.C.-AND-OTHERS-v.-ITALY-Italian-Translation-by-the-Italian-Ministry-of-Justice-1.pdf\">CASE-OF-M.C.-AND-OTHERS-v.-ITALY-Italian-Translation-by-the-Italian-Ministry-of-Justice-1<\/a><a href=\"https:\/\/www.dragoneassociati.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/CASE-OF-M.C.-AND-OTHERS-v.-ITALY-Italian-Translation-by-the-Italian-Ministry-of-Justice-1.pdf\" class=\"wp-block-file__button\" download>Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\n<strong>Articolo 6 &#8211; <\/strong><strong><em>Diritto ad un processo equo.<\/em><\/strong><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>1.\nOgni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, &#8230;.ed\nentro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale,\ncostituito per legge, il quale decider<\/em><em>\u00e0 <\/em><em>sia delle controversie sui suoi diritti\ne doveri di carattere civile, &#8230;. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\n<strong>Art.<\/strong><strong>1 Prot. 1 <\/strong><strong><em>Protezione della\npropriet<\/em><\/strong><strong><em>\u00e0<\/em><\/strong><strong><em><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ogni\npersona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno pu\u00f2\nessere privato della sua propriet<\/em><em>\u00e0 <\/em><em>se non per causa di utilit<\/em><em>\u00e0 <\/em><em>pubblica e nelle condizioni previste\ndalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Le\ndisposizioni Precedenti non portano pregiudizio al diritto degli Stati di\nmettere in vigore le leggi da essi ritenute necessarie per disciplinare l&#8217;uso dei\nbeni in modo conforme all&#8217;interesse generale &#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In vista della partecipazione dell\u2019Avv. Massimo Dragone al convegno di data odierna nell\u2019ambito del ciclo di incontri dedicati al tema: \u201cLA TUTELA DEI DIRITTI UMANI AVANTI LA CORTE EDU: LE RICADUTE NELL\u2019 ORDINAMENTO ITALIANO E IL RUOLO DELL\u2019AVVOCATO CIVILISTA\u201d, pubblichiamo la sentenza Corte EDU 3 settembre 2013 MC + altri c. 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