{"id":8156,"date":"2019-07-10T22:59:15","date_gmt":"2019-07-10T22:59:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.dragoneassociati.it\/last\/?p=8156"},"modified":"2019-07-10T22:59:15","modified_gmt":"2019-07-10T22:59:15","slug":"disastri-ambientali-alla-corte-di-strasburgo-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.dragoneassociati.it\/?p=8156&lang=en","title":{"rendered":"Disastri ambientali alla Corte di Strasburgo"},"content":{"rendered":"<p><!--:it--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.dragoneassociati.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Petrolchimico-Marghera.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-607\" src=\"https:\/\/www.dragoneassociati.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Petrolchimico-Marghera-300x168.jpg\" alt=\"Petrolchimico Marghera\" width=\"300\" height=\"168\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dallo scandalo dell\u2019Ilva di Taranto, ai terreni contaminati dallo <a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/marina-forti\/2017\/02\/01\/brescia-inquinamento-industriale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">stabilimento chimico Caffaro a Brescia<\/a>, ai fumi tossici che stanno soffocando i cittadini di Pomezia e dintorni in questi giorni: da nord a sud, ed ora anche al centro, la nostra Penisola \u00e8 devastata dai disastri ambientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;ulteriore triste conferma dell\u2019italica incapacit\u00e0 di attuare in via preventiva quelle misure precauzionali essenziali per tutelare la salute dei cittadini dalle devastazioni ambientali, sempre pi\u00f9 frequenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel che \u00e8 peggio, per\u00f2, \u00e8 che al danno si aggiunge la beffa (si fa per dire, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 affatto da scherzare) della mancanza di tutela effettiva, rimanendo per lo pi\u00f9 ignoti o impuniti i responsabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che fare, nel caso, non infrequente, in cui i processi si risolvano in un nulla di fatto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 la Convenzione Europea dei Diritti dell\u2019Uomo (CEDU) non preveda un autonomo diritto alla salubrit\u00e0 dell\u2019ambiente, la Corte di Strasburgo ha comunque accordato tutela alle vittime dei danni ambientali, attraverso la sua interpretazione evolutiva delle norme della Convenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, a seconda del tipo di danno provocato dalle attivit\u00e0 inquinanti, \u00e8 stato invocato dalle vittime la violazione del diritto alla vita (art. 2 CEDU) o del diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU). Attraverso l\u2019analisi della giurisprudenza della Corte EDU \u00e8 possibile individuare gli attuali obblighi degli Stati nell\u2019ambito della protezione dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/eng#{&quot;dmdocnumber&quot;:[&quot;695782&quot;],&quot;itemid&quot;:[&quot;001-57905&quot;]}\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Lopez Ostra c. Spagna (n. 16798\/1990)<\/strong><\/a> la vittima, che viveva nei pressi di un impianto per il trattamento degli scarti da concerie, lamentava che le esalazioni di gas e degli odori provenienti dal suddetto impianto avessero causato gravi problemi di salute alla sua famiglia. In particolare, dall\u2019apertura dello stabilimento la figlia della ricorrente aveva incominciato a soffrire di gravi problemi respiratori legati ad un costante stato di stress e ansia, costringendo la famiglia a traslocare in una nuova abitazione, distante dall\u2019impianto inquinante. Inizialmente, la signora Gregoria Lopez Ostra si era rivolta al Tribunale Amministrativo locale, chiedendo la chiusura dell\u2019impianto inquinante nonch\u00e9 il risarcimento per i danni subiti ed in seguito si era appellata anche alla Corte Suprema e alla Corte Costituzionale spagnola, purtroppo sempre con esito negativo. Al termine di un iter giudiziario durato oltre 10 anni, nel 1990 portava il caso avanti la Corte Europea dei Diritti dell\u2019Uomo. La Corte, pur riconoscendo la gravit\u00e0 delle condizioni di vita a cui i ricorrenti erano sottoposti, non ha ritenuto si trattasse di trattamenti inumani e degradanti ai sensi dell\u2019articolo 3 CEDU, ma aveva riqualificato il fatto accertando la <strong>violazione dell\u2019articolo 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Spagna \u00e8 stata condannata per non aver saputo realizzare un equo bilanciamento tra due interessi contrapposti. Da un lato, \u00e8 meritevole di tutela l\u2019interesse della collettivit\u00e0 ad avere un impianto di depurazione, in modo da diminuire l\u2019inquinamento e per favorire l\u2019economia locale; dall\u2019altro, i cittadini che abitano nei pressi dell\u2019impianto hanno diritto ad un ambiente salubre e, di conseguenza, al rispetto e tutela della loro vita privata e familiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo bilanciamento di interessi in conflitto deriva un obbligo positivo in capo allo Stato: il dovere di porre in essere tutti gli accorgimenti necessari per scongiurare che la messa in funzione di questi impianti abbia conseguenze negative spropositate sulla vita privata e familiare e sul diritto al godimento dell\u2019abitazione dei singoli cittadini. La Spagna pertanto, non essendo riuscita ad attuare tale bilanciamento, veniva condannata a pagare una somma di denaro alla ricorrente a titolo di equa riparazione per la violazione subita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro <em>leading case<\/em> \u00e8 rappresentato dalla decisione <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/eng#{&quot;languageisocode&quot;:[&quot;ENG&quot;],&quot;appno&quot;:[&quot;14967\/89&quot;],&quot;documentcollectionid2&quot;:[&quot;GRANDCHAMBER&quot;],&quot;itemid&quot;:[&quot;001-58135&quot;]}\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Guerra e altri c. Italia (n.116\/1996\/735\/932)<\/a> che trae origine dal ricorso presentato nel 1996 da 40 cittadine del comune di Manfredonia (BA), situato ad appena un chilometro dal Petrolchimico ANIC, stabilimento specializzato nella produzione di nylon e fertilizzanti. Le ricorrenti denunciavano che nel 1976 lo scoppio di una colonna di arsenico del suddetto stabilimento aveva causato l\u2019emissione di grandi quantit\u00e0 di gas infiammabile e sostanze tossiche, con gravi effetti per la popolazione e senza che lo Stato avesse informato adeguatamente i cittadini dei rischi connessi. Nel 1985 veniva aperto un procedimento penale nei confronti dei dirigenti del petrolchimico che, tuttavia, vennero assolti definitivamente dalla Corte d\u2019Appello di Bari nel 1994. Le donne di Manfredonia, insoddisfatte dell\u2019esito della giustizia italiana, presentarono dunque ricorso alla Corte EDU, con esiti ben diversi. La Grande Camera ha infatti riconosciuto la violazione dell\u2019articolo 8 CEDU, individuando un importante obbligo \u201cprocedurale\u201d di informazione a cui l\u2019Italia \u00e8 venuta meno. Dal dovere di proteggere il diritto al rispetto della vita privata e familiare, contenuto nell\u2019articolo 8 CEDU, discende anche l\u2019obbligo di informare adeguatamente la popolazione in merito ai rischi potenziali di vivere in un territorio esposto al pericolo inquinamento. La Corte ha accertato che il Governo italiano, a 20 anni dall\u2019incidente, non aveva ancora comunicato alla cittadinanza locale un piano per la prevenzione e la gestione delle emergenze ed ha pertanto condannato l\u2019Italia a liquidare a ciascuno delle 40 ricorrenti 10.000.000 di lire a titolo di equa soddisfazione per i danni non patrimoniali subiti. A seguito di questa sentenza lo stabilimento venne chiuso e \u00a0l\u2019azienda fu costretta ad occuparsi della bonifica del territorio e della rimozione dell&#8217;intero impianto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ragionamento della Corte si evolve ulteriormente quando i disastri ambientali hanno conseguenze dirette sul diritto alla vita dei cittadini. Nel caso <a href=\"http:\/\/hudoc.echr.coe.int\/eng#{&quot;fulltext&quot;:[&quot;Oneryildiz&quot;],&quot;documentcollectionid2&quot;:[&quot;GRANDCHAMBER&quot;,&quot;CHAMBER&quot;],&quot;itemid&quot;:[&quot;001-67614&quot;]}\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Oneryildiz c. Turchia (n. 48939\/1999),<\/a> il ricorrente lamentava le negligenze dell\u2019autorit\u00e0 pubbliche per l\u2019esplosione di una discarica, causata dal metano prodotto dai rifiuti, che aveva provocato la morte di 40 persone tra cui 9 componenti della sua famiglia. Inoltre, si denunciava la totale ineffettivit\u00e0 dei procedimenti giudiziari interni: il procedimento penale si era concluso con l\u2019assoluzione degli imputati, mentre il processo civile aveva accordato dei risarcimenti irrisori alle vittime. La Corte ha dichiarato la violazione sostanziale dell\u2019art. 2 CEDU poich\u00e9 lo Stato, pur conscio di un pericolo immediato e reale, non aveva compiuto gli sforzi necessari per prevenire l\u2019esplosione e impedire la perdita di molte vite umane. Con questa sentenza la Corte ha affermato due principi importanti: 1) il dovere dello Stato di adottare un quadro legislativo ed amministrativo adeguato a proteggere le vita dei cittadini da qualunque tipo di minaccia, che nel caso di attivit\u00e0 pericolose si era concretizzato anche nel dovere di informare adeguatamente i cittadini. 2) l\u2019obbligo di garantire la punizione e la repressione delle violazioni delle leggi vigenti nell\u2019ordinamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tale ragione la Corte condannava la Turchia a risarcire il ricorrente e ciascuno dei suoi figli sopravvissuti rispettivamente con 45.000 e 34.000 euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, \u00e8 interessante osservare il ragionamento adottato dalla Corte EDU nel caso Di Sarno e altri c. Italia, n. 30765\/2008 (<a href=\"https:\/\/www.dragoneassociati.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/Sentenza-Di-Sarno.pdf\">Sentenza Di Sarno<\/a>)\u00a0riguardante il problema dello smaltimento dei rifiuti nella periferia di Napoli tra il 2007 e il 2008. I 18 cittadini della citt\u00e0 di Somma Vesuviana avevano adito direttamente la Corte EDU, senza prima rivolgersi ai tribunali nazionali, affermando che i ricorsi previsti dal diritto italiano non offrivano alcuna possibilit\u00e0 di ottenere una soluzione per la &#8220;crisi dei rifiuti&#8221;. La Corte ha ricordato in primo luogo che l\u2019obbligo di esperire preventivamente i rimedi interni disponibili sussiste solo se questi sono, sia in teoria che in pratica, sufficienti ad ottenere la riparazione del danno lamentato e presentano ragionevoli prospettive di esito favorevole. La Corte ha quindi giudicato il ricorso procedibile osservando che, seppur i ricorrenti avessero adito i tribunali nazionali, non avrebbero comunque potuto ottenere la soddisfazione delle loro domande, ovvero la rimozione dei rifiuti. In particolare la Corte ha accolto la tesi degli attori che rilevavano come bench\u00e9 la &#8220;crisi dei rifiuti&#8221; perdurasse in Campania dal 1994, non era stata ancora emessa nessuna decisione giudiziaria che riconoscesse la responsabilit\u00e0 civile o penale delle autorit\u00e0 pubbliche o delle imprese che gestivano lo smaltimento dei rifiuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Corte ha poi accertato che i ricorrenti avevano subito un deterioramento della qualit\u00e0 della loro vita, con grave pregiudizio del diritto al rispetto della vita familiare, poich\u00e9 costretti a vivere in un ambiente inquinato nel periodo in cui la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti non era operativo. Partendo dal presupposto che la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti sono qualificabili come attivit\u00e0 pericolose, la Corte dichiara la violazione dell\u2019art. 8 CEDU, anche se i ricorrenti non avevano dimostrato di aver contratto nessuna patologia a causa dell\u2019esposizione ai rifiuti. La Corte in questo modo sembra interpretare l\u2019articolo 8 CEDU alla luce del principio di precauzione, tipico del diritto internazionale dell\u2019ambiente. In base a tale principio, l\u2019incertezza scientifica riguardo gli effetti negativi sull\u2019ambiente di una certa attivit\u00e0 non pu\u00f2 giustificare la mancata adozione di misure adeguate a proteggere l\u2019ambiente. Ne consegue che lo Stato ha dei margini di apprezzamento pi\u00f9 ridotti nella scelta delle misure da adottare per adempiere ad obblighi positivi previsti dall\u2019art. 8 della Convenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questa analisi emerge come i danni alla persona prodotti da fenomeni di alterazione dell\u2019ambiente siano frequentemente ricollegati dalla Corte EDU alle violazioni dell\u2019articolo 8 della Convenzione. In questo modo, l\u2019area di risarcibilit\u00e0 dell\u2019individuo leso \u00e8 stata allargata anche alle ipotesi di inquinamento di entit\u00e0 minore, cio\u00e8 nei casi in cui non \u00e8 direttamente a rischio la salute e l\u2019integrit\u00e0 fisica della persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il 2013 e il 2015 diversi cittadini della citt\u00e0 di Taranto hanno presentato dei ricorsi davanti alla Corte di Strasburgo, accusando l\u2019Italia di non aver protetto la vita e la salute dei cittadini dagli effetti nocivi delle emissioni dell\u2019impianto Ilva. Il 17 maggio 2016 la Corte EDU ha ritenuto sufficientemente solide le prove presentate in via preliminare, aprendo il procedimento contro lo Stato italiano. Il nostro studio seguir\u00e0 con vivo interesse l\u2019evoluzione del processo augurandosi che l\u2019Italia nel frattempo adotti tutte le misure necessarie per evitare profili di impunit\u00e0 e per garantire una tutela effettiva alla vittime dei danni ambientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avv. Massimo Dragone<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dott. Giovanni Fassina<\/p>\n<p><!--:--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dallo scandalo dell\u2019Ilva di Taranto, ai terreni contaminati dallo stabilimento chimico Caffaro a Brescia, ai fumi tossici che stanno soffocando i cittadini di Pomezia e dintorni in questi giorni: da nord a sud, ed ora anche al centro, la nostra Penisola \u00e8 devastata dai disastri ambientali. 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