Relazione del Convegno: “Accesso alla giustizia per le vittime di violazioni dei diritti umani da parte delle imprese multinazionali. L’esercizio extraterritoriale della giurisdizione civile”

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In data 3 novembre 2016  lo Studio Legale Dragone e Avvocati Associati Loffredo e Cestaro ha partecipato al convegno che si è tenuta presso il palazzo di giustizia di Milano dal titolo: “Accesso alla giustizia per le vittime di violazioni dei diritti umani da parte delle imprese multinazionali. L’esercizio extraterritoriale della giurisdizione civile.”. L’evento è stato organizzato dalla Scuola Superiore della Magistratura e dal network HRIC (International Human Rights Corner) congiuntamente con l’Università degli Studi di Milano.

La conferenza riguardava le prospettive ed i limiti, pratici e legali, insiti nella sfida di portare in giudizio davanti agli organi giurisdizionali nazionali degli stati europei le società multinazionali che nei paesi più poveri o in via di sviluppo violano i diritti umani delle popolazioni locali.

La professoressa Angelica Bonfanti, docente presso l’Università degli Studi di Milano, ha aperto l’incontro  con l’illustrazione dei “Principi Guida dell’ONU in materia di imprese & diritti umani” (“Principi Guida”), adottati dal Consiglio ONU per i Diritti Umani nel 2011.

Questi principi, che rappresentano lo strumento internazionale di soft law più autorevole per prevenire le violazioni dei diritti umani legate all’attività imprenditoriale, si basano su tre pilastri. In primo luogo, è previsto il dovere degli stati di garantire la protezione dei diritti umani nelle attività d’impresa. Tale dovere consiste, da un lato, nell’obbligo dello stato di astenersi dal perpetrare violazioni dei diritti umani, e dall’altro, dall’obbligo positivo di porre in essere tutte le condotte necessarie per prevenire siffatte violazioni, attraverso l’adozione di politiche, norme e misure giurisdizionali appropriate. Tale obbligo si rende più pregnante ove vi sia un collegamento (per esempio in forma di partecipazione) tra lo stato e l’impresa.

Il secondo pilastro riguarda la responsabilità delle imprese di rispettare i diritti umani, mentre il terzo prevede l’obbligo degli Stati di assicurare alle vittime degli abusi imprenditoriali l’accesso ad un rimedio effettivo, rimuovendo quelle barriere di carattere giuridico e pratico-procedurale che impediscono alle vittime un pieno accesso alla giustizia.

I Principi Guida, nonostante il loro carattere non vincolante, sono diventati un importante punto di riferimento a livello internazionale, tanto che la Commissione Europea nel 2011 ha invitato tutti gli Stati Membri a predisporre dei Piani d’Azione Nazionale (PAN) per dare attuazione a tali principi. L’Italia ha recentemente adottato il PAN “Imprese e diritti umani 2016 – 2021”, con l’obiettivo di promuovere e realizzare azioni-chiave, nel quadro legislativo e istituzionale, volte a limitare l’impatto negativo delle attività economiche sulla protezione dei diritti umani e garantire un rimedio effettivo alle vittime.

Nella seconda parte della conferenza sono intervenuti il Professor Sheldon Leader, direttore dell’Essex Business and human Rights Project, e l’Avvocato Giacomo Maria Cremonesi dello studio legale internazionale Caiazza and Partners  di Milano e cofondatore dell’HRC Network, illustrando le principali barriere normative dell’ordinamento italiano ed europeo riguardanti il contenzioso civile transnazionale.

Con l’avvento della globalizzazione e la crescita di gruppi di imprese multinazionali che operano in diversi paesi tramite aziende controllate è sempre più complesso individuare e dimostrare la responsabilità dell’impresa capogruppo per le violazioni dei diritti umani commesse dall’impresa sussidiaria. Ad avviso del Professor Leader, se i sistemi giurisdizionali nazionali non si adeguano a questo sistema economico predisponendo strumenti di tutela efficaci, c’è il rischio che le condotte di queste imprese rimangano spesso impunite.

La giurisdizione civile dei Paesi UE per i fatti commessi all’estero e la legge applicabile in questi casi sono disciplinate dai Regolamenti UE Bruxelles I bis e Roma II, spiega l’Avv. Cremonesi. Alcuni profili problematici si rilevano in tema di giurisdizione relativa alle imprese che non hanno la propria sede nell’Unione Europea, come le controllate estere di società europee. La giurisdizione in questi casi rimane disciplinata dalla legge nazionale di ciascuno stato mentre, secondo il Regolamento Roma II, la legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali che derivano da un fatto illecito è quella del paese in cui il danno si verifica (art. 4).

L’applicazione di questi criteri spiega lo scarso numero di cause transazionali portate di fronte alle corti degli stati europei in tema di imprese e diritti umani. Da considerare sono inoltre le difficoltà in ordine all’onere della prova, dal  momento che le informazioni sono concentrate nelle mani delle società.

Nell’ultima parte dell’incontro, di carattere più pratico, gli avvocati Luca Saltalamacchia dello Studio Saltalamacchia di Napoli e l’Avv. Daniel Leader, partner di Leight Day Law Firm, hanno raccontato la loro esperienza nell’assistere le vittime di violazioni dei diritti umani in cause contro alcune multinazionali europee.

L’avvocato Saltalamacchia, con la collaborazione della Sezione europea dell’ONG “Friends of the Earth”, sta lavorando ad una causa per il risarcimento dei danni ambientali provocati dallo sversamento di petrolio nel delta del fiume Niger ad opera di un’ impresa facente parte di un gruppo multinazionale italiano.

Il suo obiettivo è di chiamare la capogruppo con sede in Italia a rispondere delle violazioni di diritti umani compiute in Nigeria dinnanzi al giudice italiano, anche alla luce del fatto che il sistema giurisdizionale nigeriano non è in grado di offrire efficacemente giustizia alle vittime.

Tuttavia, nell’ordinamento italiano sono presenti diverse barriere pratiche e procedurali che impediscono un pieno accesso a rimedi di tipo giurisdizionale. Innanzitutto, problemi di giurisdizione: ci si deve chiedere se il giudice italiano possa eventualmente continuare il giudizio nei confronti della società controllata, ove la società controllante sia da ritenersi estranea alla vicenda. Molteplici sono poi le complicazioni pratiche: ad esempio, il fatto che il gratuito patrocinio non possa essere concesso a soggetti non residenti in Italia, rende necessario reperire un finanziatore interessato a sostenere gli alti costi della causa (trasferte, operazioni peritali, traduzioni…). Si pensi poi alla difficoltà di individuare la parte attrice, quando ad agire in giudizio è una comunità di individui estranei al sistema di identificazione fiscale italiano, tra i quali è necessario individuare un rappresentante. A ciò si aggiunga l’assoluta mancanza di precedenti, in quanto soprattutto nessuna corte italiana fino ad oggi è mai stata chiamata a decidere su casi di questo tipo.

L’avv. Leader ha portato la sua testimonianza sull’approccio dei tribunali inglesi a casi simili.   Alcuni degli ostacoli procedurali posti dai regolamenti UE sono stati superati, da una parte, stabilendo come foro competente quello dello Stato dove è stato compiuto l’atto dannoso, dall’altra, individuando nella condotta negligente della società madre (violazione del dovere di vigilanza) l’atto che ha dato origine al danno sofferto dalle vittime, anche se le conseguenze negative sono state sofferte all’estero. Secondo l’Avv. Leader, è preferibile accedere ad una corte di un paese UE quando i tribunali locali sono corrotti o il governo dello Stato terzo è complice nelle violazioni lamentate. Inoltre, si hanno maggiori garanzie di ottenere un risarcimento agendo contro la società madre, anziché contro la filiale, che spesso risulta insolvente. Lo studio Leight Day ha patrocinato molte cause davanti ai tribunali inglesi in tema di imprese e diritti umani: il caso più recente è quello della Shell che nel 2015 ha patteggiato 55 milioni di dollari come risarcimento dei danni ambientali causati alla comunità Bodo nel Delta del Niger.

Alla luce del contenuto degli interventi succedutesi in questo incontro, non si può che auspicare che gli ordinamenti giuridici e gli organi giurisdizionali nazionali adottino tutte le misure necessarie per evitare profili di impunità nei confronti delle società multinazionali e per garantire effettiva tutela giurisdizionale alle vittime di violazioni di diritti umani. Seguiremo inoltre con vivo interesse  l’evoluzione della materia nell’ambito dell’ordinamento italiano.

Dott. Giovanni Fassina

Dott.ssa Stefania Carrer