VADEMECUM DECRETO VACCINI

foto vademecum

Dopo la conversione del Decreto Legge n. 73/2017 nella Legge n.119/2017 (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2017/08/05/182/sg/pdf), che è all’esame della Consulta a seguito del ricorso presentato dalla Regione Veneto (http://www.dragoneassociati.it/), nel corso di queste ultime settimane estive sono state emesse quattro importanti circolari in tema di vaccinazioni obbligatorie, varate dal Ministero della Salute (n.25146 del 14.08.2017 http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2017&codLeg=60284&parte=1%20&serie=null , n.25233 del 16.08.2017 http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2017&codLeg=60282&parte=1%20&serie=null e n.1679 del 01.09.2017 http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2017&codLeg=60460&parte=1%20&serie=null) e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (n.1622 del 16.08.2017 http://www.miur.gov.it/web/guest/-/vaccini-inviata-alle-scuole-la-circolare-operativa ).

Il 4 settembre scorso inoltre la Regione del Veneto ha varato un decreto recante “indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin”,  firmato dal Direttore Generale della Sanità Domenico Mantoan. Tale decreto, nel denunciare alcune irrisolte incongruità presenti nella legge di conversione n.119/2017, ha disposto una moratoria del divieto di iscrizione, fino all’avvio dell’anno scolastico 2019-20, per i bambini da 0 a 6 anni non vaccinati. Per converso, la Ministra Lorenzin ha dichiarato di ritenere tale decreto regionale illegittimo, in quanto contra legem.

A seguito dei suddetti contrastanti interventi amministrativi si propone un sintetico vademecum, utile per orientarsi nella nuova complessa disciplina normativa, in attesa delle decisione della Corte Costituzionale che farà luce sull’intera materia.

VACCINAZIONI OBBLIGATORIE E CALENDARIO VACCINALE

Come noto la nuova legge estende a dieci il novero delle vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra i zero e sedici anni, comprendendo: Antipoliomielitica, antidifterica, antitetanica, antipertossea, antiepatite B, anti Haemophilusinfluenzae tipo B, antimorbillo, antiparotite, antirosolia, antivaricella. Le vaccinazioni sono offerte gratuitamente dalle strutture competenti secondo le invariate indicazioni del calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita.

DOCUMENTAZIONE RICHIESTA PER L’ISCRIZIONE AGLI ISTITUTI SCOLASTICI

Secondo la normativa i genitori/tutori/affidatari dei minori dai 0 ai 16 anni dovranno presentare idonea documentazione, comprovante alternativamente :

  1. a) l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie previste dal decreto-legge in base all’età (copia libretto vaccinale vidimato o certificato vaccinale rilasciato dalla ASL competente);
  2. b) la avvenuta richiesta di vaccinazione alla ASL competente, anche tramite il modulo di dichiarazione sostitutiva, qui consultabile tra gli allegati della circolare http://www.miur.gov.it/web/guest/-/vaccini-inviata-alle-scuole-la-circolare-operativa;
  3. d) la avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale, attraverso la copia della notifica di malattia infettiva effettuata alla ASL dal medico curante, o per attestazione rilasciata dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta del SNN;
  4. e) l’omissione o il differimento, per mezzo dell’attestazione rilasciata dal medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta SSN.

Inoltre, per l’anno scolastico 2017-2018 la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie potrà essere sostituita da una autocertificazione, presentabile entro il 10 marzo 2018.

CONTROINDICAZIONI INDIVIDUALI ALLE VACCINAZIONI

Le vaccinazioni obbligatorie possono essere omesse o differite ove sussista un “accertato pericolo per la salute dell’individuo” in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate che controindichino, in maniera permanente o temporanea, l’effettuazione di una o più. Tali specifiche condizioni cliniche dovranno essere attestate dal Medico di Medicina Generale o dal Pediatra di Libera Scelta, in linea con la Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni edizione 2009 fornito dal Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità http://www.iss.it/binary/publ/cont/09_13_web.pdf.

Va peraltro osservato che le controindicazioni individuali del bimbo a sottoporsi alle vaccinazioni variano in base alle peculiarità del caso concreto e, in caso di contrasto con le Autorità sanitarie in relazione a tali valutazioni cliniche, saranno esperibili le adeguate azioni giudiziarie. In particolare potrebbe presentarsi la necessità di tutela del gentitore/tutore/affidatario nel caso in cui risulti controversa la valutazione delle condizioni mediche del bimbo. Del pari, potrebbe ravvisarsi la necessità di tutela del medico nel caso di azione disciplinare intentata nei suoi confronti a causa di divergenze interpretative delle linee guida nella valutazione del caso concreto.

TERMINI TEMPORALI

Per l’anno scolastico 2017-2018, i genitori/tutori/affidatari dovranno presentare la suddetta documentazione entro:

  • l’11 settembre 2017, per i servizi educativi e le scuole dell’infanzia, incluse quelle private non paritarie;
  • il 31 ottobre 2017, per tutti gli altri gradi di istruzione;
  • il 10 marzo 2018, per la presentazione della dichiarazione sostitutiva (autocertificazione) comprovante l’adempimento degli obblighi vaccinali.

 MANCATA PRESENTAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE

  • Per i minori dai 0 a 16 anni

In caso di mancata presentazione, i dirigenti o responsabili scolastici saranno tenuti ad inviare una segnalazione alla ASL competente. Quest’ultima, accertato che il minore non è stato sottoposto alle vaccinazioni, invierà un invito scritto ai genitori/affidatari/tutori responsabili del minore, convocandoli a colloquio nel caso questi ultimi non rispondano all’invito.

Ove i genitori non provvedano alla somministrazione dei vaccini la ASL contesterà formalmente l’inadempimento, con l’avvertimento che se non dovessero formalmente far somministrare al minore il vaccino o iniziare/completare il ciclo entro il termine fissato dalla ASL medesima, sarà loro comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cento a euro cinquecento.

Si osserva inoltre che, ai sensi e per gli effetti della richiamata Legge di conversione n.119/2017, le ASL competenti non saranno più tenute a segnalare alla Procura presso il Tribunale dei minori gli accertati inadempimenti relativi agli obblighi di vaccinazione.

  • Per i minori dai 3 ai 6 anni

La contestazione dell’inadempienza rappresenta motivo di esclusione dal solo servizio educativo dell’infanzia, ovverosia per i minori dai 3 ai 6 anni. In tale ipotesi il diniego di accesso ai servizi sarà reso noto ai genitori/tutori/affidatari del minore mediante comunicazione formale adeguatamente motivata. Il suddetto provvedimento amministrativo di esclusione, o diniego di accesso, potrà essere impugnato ove ne ricorrano i presupposti, da valutarsi caso per caso. In particolare va altresì considerata la valenza operata dalla moratoria risposta dalla Regione Veneto con il decreto del 4.09.2017 sopra citato. Per gli altri gradi di istruzione la mancata presentazione della documentazione nei termini non determina la decadenza dell’iscrizione né impedisce la partecipazione agli esami, ma solo la sanzione amministrativa pecuniaria prima richiamata.

Va inoltre precisato che ove il genitore/tutore/affidatario non abbia presentato la documentazione richiesta entro l’11 settembre 2017 o, nell’ipotesi di previa presentazione della dichiarazione sostitutiva della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni, entro il 10 marzo 2018, il minore non in regola con gli adempimenti vaccinali ed escluso dall’accesso ai servizi rimarrà comunque iscritto ai servizi educativi per l’infanzia.

EVENTUALI DANNI DA VACCINAZIONE

L’art. 5-quater della Legge di conversione n.119/2017 richiama la Legge n.210/1992, prevedendo il diritto ad un indennizzo vitalizio per chiunque abbia riportato danni permanenti all’integrità psico-fisica da vaccinazioni obbligatorie, tra cui le 10 rese obbligatorie dall’art. 1 della medesima Legge n.119/2017. In tal caso il danneggiato potrà presentare domanda di indennizzo alla ASL di competenza e, all’esito del procedimento amministrativo, qualora tale domanda gli venisse respinta potrà presentare azione giudiziaria. A tal riguardo si osserva che, seppur la giurisprudenza non ha fin’ora riconosciuto con frequenza prove evidenti di causalità fra vaccinazioni ed eventi avversi accertati, tuttavia non sono mancate importanti sentenze di senso contrario, a favore dei danneggiati.

 Avv. Massimo Dragone

 

 

 

Il DL Lorenzin e le “scelte tragiche” del diritto – Un commento al ricorso per questione di legittimità costituzionale depositato dalla Regione Veneto

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Il DL Lorenzin è legge, ma ciò è ben lungi da porre un punto fermo nella vexata questio delle vaccinazioni obbligatorie.

Già all’indomani dell’adozione del Decreto Legge la Regione Veneto aveva infatti preannunciato battaglia, promettendo di ricorrere alla Consulta affinché ne venisse dichiarata l’illegittimità costituzionale. Alla parola son seguiti i fatti: la Giunta regionale, nelle sedute del 13 e 23 giugno 2017, ha autorizzato la proposizione del ricorso, con contestuale affidamento dell’incarico di patrocinio. L’atto è stato depositato presso la cancelleria della Consulta il 21 luglio 2017 e pubblicato nella GU n. 32 del 9 agosto scorso (qui consultabile on-line).

 Nelle more del giudizio costituzionale, il presente contributo intende esaminare in via assolutamente sommaria e sintetica il contenuto del ricorso, per comprendere i diversi motivi di illegittimità costituzionale contestati ed evidenziare gli elementi di maggiore interesse in esso delineati.

In primo luogo va segnalato il particolare taglio critico del ricorso promosso dalla Regione, che afferma di voler contestare non tanto la validità dei programmi di vaccinazione, ma piuttosto i mezzi usati dal Governo (la decretazione d’urgenza), oltreché il bilanciamento così operato dal provvedimento tra il diritto alla salute della collettività da una parte e del singolo individuo dall’altra.

 I motivi di illegittimità costituzionale dedotti possono essere sinteticamente raggruppati in quattro categorie. Vediamoli più da vicino.

Come anticipato il primo motivo mira a denunciare l’insussistenza dei presupposti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 co. 2 Cost. per l’adozione del Decreto Legge da parte del Governo, scavalcando il ben più rigoroso iter parlamentare previsto dalla Costituzione per la formazione delle leggi. Si afferma infatti che, per quanto almeno attiene al territorio della Regione Veneto, non vi sarebbe alcuna emergenza di sanità pubblica idonea a giustificare i trattamenti sanitari obbligatori.

In tale passaggio si evidenzia uno dei punti focali del ricorso, con il quale si mettono in discussione le motivazioni scientifiche su cui il Governo aveva precedentemente fondato l’opportunità politica oltre che la legittimità costituzionale del provvedimento. Il team legale dei ricorrenti (formato dall’Avv. Zanon, l’Avv. Prof. Antonini e l’Avv. Manzi) infatti propone una rilettura critica delle raccomandazioni che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva precedentemente rivolto al Governo italiano, con le quali quest’ultimo era stato invitato a prendere misure atte a garantire una copertura vaccinale del 95% per assicurare la c.d. “immunità di gruppo”.

Si ricorda, come spesso è stato recentemente riportato dai media, che per “immunità di gruppo” o “di gregge” ci si riferisce a quella soglia al di sopra della quale una determinata comunità dimostra una resistenza collettiva a un determinato agente patogeno.

Ebbene, secondo la Regione le percentuale di copertura vaccinale raccomandata dalla OMS per essere correttamente compresa deve intendersi quale “soglia ottimale” e non quale “soglia critica”. La differenza di significato risulterebbe non di poco conto, in quanto il 95% di copertura vaccinale rappresenterebbe secondo i ricorrenti un obiettivo a cui tendere, e non già un parametro al di sotto del quale si determinerebbe – automaticamente – l’insorgere di un rischio epidemico.

Oltretutto, si sostiene, il raggiungimento di tale soglia di copertura per tutti i dodici virus ricompresi nella legge opererebbe un’indebita generalizzazione, in quanto non terrebbe conte delle specifiche caratteristiche immunologiche dei diversi agenti patogeni individuati, né tanto meno rifletterebbe in modo corretto i diversi e molteplici fattori biologici, ambientali e socio-economici che possono determinare il contagio di ciascuna patologia. Secondo tale ragionamento l’adozione della decretazione d’urgenza risulterebbe pertanto “arbitraria e irragionevole”, in quanto fondata su valutazioni scientifiche errate, o quanto meno male interpretate.

Il secondo motivo di illegittimità incostituzionale dedotto in ricorso affronta probabilmente il nodo centrale della questione. Il ragionamento si rivolge all’interpretazione del secondo comma dell’art. 32, ai sensi del quale “Nessuno puo` essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non puo` in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Ed è proprio in relazione a tale principio, intrinsecamente legato al concetto di dignità umana, che assumerebbe rilievo costituzionale il principio di autodeterminazione della persona quale diritto fondamentale anche in ambito sanitario.

L’art. 32 secondo comma, argomenta la Regione Veneto, garantisce una delle massime espressioni di libertà dell’individuo e della dignità umana, quella di non essere sottoposti a cure o terapie che non siano liberamente scelte o accettate. Tale libertà può essere compressa “in caso di necessità per la salute pubblica”, ipotesi che i ricorrenti escludono si possa configurare in Veneto per quanto attiene agli agenti patogeni contemplati dalla Legge contestata.

A contrario vengono anzi elencati i risultati positivi ottenuti grazie alla Legge Regionale n. 7 del 2007, che si sostiene sia stata in grado di attuare un “percorso culturale di sensibilizzazione sociale” e di “strategia vaccinale basata sulla convinzione” e non su strumenti coercitivi.

Adducendo copiosa giurisprudenza della Corte Costituzionale, (fra le molte: sent. nn. 88/1979, n. 258/1994, n. 118/1996, n.332/2000 Sent. n. 207/2012) si individua così nel consenso informato del destinatario della prestazione sanitaria la chiave di volta per contemperare i diversi diritti costituzionali in conflitto, secondo un modello giuridico non solo nazionale, ma anche Europeo e internazionale. Assumono infatti primario rilievo nella argomentazione dei ricorrenti le norme contenute nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (artt. 1 e 3), nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (art. 8), nella Convenzione sui Diritti del Fanciullo (art. 24) e nella Convenzione di Oviedo sui Diritti dell’Uomo e la Biomedicina. In particolare, viene sottolineato come quest’ultimo strumento internazionale stabilisca il principio generale per cui “un trattamento sanitario può essere praticato solo se la persona interessata abbia prestato il proprio consenso” (Art. 5).

Gli ultimi due motivi di illegittimità costituzionale dedotti sono altresì degni di considerazione, anche se rivestono, ad opinione di chi scrive, un ruolo minore nelle argomentazioni del ricorso. Con il terzo motivo si deduce infatti la violazione dell’art.97 Cost. in combinato disposto con gli artt. 117 co. 3 e 118 Cost., in quanto le disposizioni impugnate avrebbero determinato una grave ingerenza nelle competenze regionali in materia di organizzazione e sul funzionamento del Servizio sanitario regionale. Vengono a tal fine sottolineati i numerosi e nuovi adempimenti a carico delle aziende sanitarie locali introdotte con la legge in esame, che sarebbero responsabili di incidere negativamente sulla capacità delle regioni nell’erogazione dei servizi pubblici. Tali obblighi imposti alle ULSS risulterebbero inoltre “norme di dettaglio”, in contrasto con quanto stabilito dalla Costituzione, la quale attribuisce allo Stato la potestà di intervenire in ambito sanitario definendo i soli principi costituzionali.

Con l’ultimo e quarto motivo di ricorso si deduce infine la violazione degli artt. 81 co. 3 e 119 co. 1 e 4 Cost., in quanto il provvedimento impugnato risulterebbe privo di adeguata copertura finanziaria. Risulta a tal riguardo di particolare interesse il riferimento alla legge n.210/1992, recante “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati”. A tal riguardo va evidenziato come la giurisprudenza stessa della Consulta, nonché costante orientamento dei giudici di merito, abbiano esteso la platea dei beneficiari originariamente contemplati dalla L. 210/1992, includendovi i soggetti sottoposti a specifiche vaccinazioni non obbligatorie ma raccomandate e incentivate, quali l’antipoliomelite e l’antiepatite B, nonché le vaccinazioni contro il morbillo, la parotite e la rosolia. Per quanto attiene invece alla contestata legge in esame, i ricorrenti sottolineano come le norme impugnate non abbiano considerato il problema dei maggiori oneri che, dal punto di vista degli indennizzi, potrebbero derivare dall’estensione dell’obbligo vaccinale. Secondo tale ragionamento la legge impugnata difetterebbe pertanto del requisito costituzionale di cui all’art. 81 comma 4, secondo cui “Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”.

In conclusione, il ricorso come qui sinteticamente esaminato presenta indubbiamente numerosi elementi che possono mettere in discussione la legittimità costituzionale della norma impugnata. Del resto, la molteplicità e complessità delle questioni giuridiche ed etiche sollevate dall’intervento legislativo in tema di vaccinazioni obbligatorie rientrano tra quelle cd. “scelte tragiche” del diritto, in cui “sofferenza e benessere non sono equamente ripartiti tra tutti, ma stanno integralmente a danno degli uni o a vantaggio degli altri” (Corte Cost., Sent. n.118/1996). Sarà pertanto necessario attendere il pronunciamento del Giudice delle Leggi per valutare la compatibilità del contestato intervento legislativo con la Costituzione italiana.

Dott. Stefano Trevisan

 

IL CONTROVERSO DECRETO LEGGE IN TEMA DI VACCINI OBBLIGATORI – ALCUNE PRELIMINARI CONSIDERAZIONI GIURIDICHE

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La decisione dell’attuale Governo di innalzare i livelli di copertura vaccinale obbligatori è al centro di accese polemiche e dibattiti politici e non solo, su scala nazionale e internazionale. Il nostro studio, che da anni si occupa di responsabilità medica e danni da vaccinazioni e trasfusioni di sangue infetto, intende affrontare tale vicenda in modo apolitico ed equilibrato, fornendo in questa sede alcune sintetiche ma chiare informazioni e considerazioni sul tema.

Cosa dice il decreto legge.

L’8 giugno 2017 è entrato in vigore il Decreto-Legge n.73/2017 contenente le “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, con il quale è resa obbligatoria per i minori fino ai sedici anni, salvo esonero, la vaccinazione per 12 malattie. In caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale, l’art. 1 comma quarto prevede una sanzione amministrativa pecuniaria fino a settemilacinquecento euro (7.500,00 €), oltre alla segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, per “gli   eventuali   adempimenti   di competenza”. Per i minori di età compresa tra zero e sedici anni la violazione della normativa in commento comporta altresì l’esonero, l’omissione o il differimento dall’iscrizione al sistema nazionale d’istruzione.

E’ inoltre previsto l’esonero dall’obbligo vaccinale in caso di “avvenuta immunizzazione a  seguito  di  malattia  naturale, comprovata dalla notifica effettuata dal  medico  curante” e in caso di  “accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta”. Pertanto ai sensi della disposizione richiamata, nel caso in cui si prospettino per il singolo individuo documentati pericoli per la salute, dovrebbe essere possibile esperire le opportune azioni legali finalizzate ad ottenere l’esonero o il differimento dall’obbligo vaccinale, senza incorrere nelle sanzioni e provvedimenti giudiziari prima richiamati. In tal senso, peraltro, si era già espressa anche la Corte Costituzionale, con la sentenza 307 del 1990 ove si legge che “un trattamento sanitario può essere imposto solo nella previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato” ed ancora “il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività … esige che in nome di esso, e quindi della solidarietà verso gli altri, ciascuno possa essere obbligato … a un dato trattamento sanitario … ma non postula il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri”.

Anche la Cassazione, in tema di sanzioni amministrative nei confronti dei genitori che non avevano ottemperato all’obbligo delle vaccinazioni, ha ritenuto che il genitore ha l’onere di allegare la prova della sussistenza, quantomeno fondatamente putativa, di specifiche controindicazioni (Cass. 14747/2006, Cass. 14384/2005, Cass. 5877/2004).

E’ peraltro evidente che non sarà agevole provare specificatamente e previamente un pericolo per la salute in caso di vaccinazione.

Cosa dice la legge negli altri paesi europei?

Con il Decreto-Legge n.73/2017, che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione per acquistare efficacia definitiva, conversione che si discute in questi giorni, probabilmente anche con alcune modifiche, l’Italia diventa l’unico Paese in Europa a prevedere l’obbligo per complessivamente 12 vaccinazioni. Infatti, secondo i dati raccolti dallo “European centre for disease prevention and control (Ecdc),”[1] 15 tra i paesi oggetto di indagine (gli stati membri dell’UE più Islanda e Norvegia) non prevedono alcuna vaccinazione obbligatoria, mentre i restanti 14 includono almeno una vaccinazione obbligatoria nei programmi di prevenzione nazionale. Lo studio inoltre non rileva significative differenze quanto a copertura vaccinale tra i paesi che si limitano a raccomandare le vaccinazioni e quelli ove le stesse sono obbligatorie: le differenze in questi termini, almeno per il tempo presente, sembrano dipendere più che altro dalle peculiarità culturali dei singoli paesi.

I motivi alla base del provvedimento.

Secondo l’art.1 del D.L. n.73/2017 la norma ha il fine di “assicurare la tutela  della  salute  pubblica  e  il mantenimento di adeguate condizioni di  sicurezza  epidemiologica  in termini di profilassi e di copertura vaccinale, nonche’ di  garantire il  rispetto  degli   obblighi   assunti   a   livello   europeo   ed internazionale”. Chi perora tale provvedimento sottolinea infatti come in Italia dal 2013 si sia registrata una costante diminuzione della copertura vaccinale, che per alcune malattie come il morbillo-parotite-rosolia (MPR) è scesa al di sotto del 95%, soglia necessaria per bloccare la circolazione del virus nonché raccomandata dall’Organizzazione Mondiale per la Salute (OMS) per raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge” o “di gruppo”[2].

A fronte di questa situazione, l’OMS[3] ed il Comitato Nazionale di Bioetica nel 2015 avevano sollecitato il Governo italiano ad adottare le misure necessarie per aumentare la copertura vaccinale ottimale attraverso l’adozione di programmi di educazione pubblica e, in casi di emergenza, con l’introduzione dell’obbligatorietà dei vaccini.

Il fatto che solo nel primo trimestre 2017 i casi di morbillo registrati in Italia siano triplicati rispetto ai casi riscontrati durante tutto il 2016 è stato un segnale d’allarme.

D’altra parte, numerose sono state le contestazioni alla novella legislativa.

Chi critica la riforma infatti contesta non solo i dati relativi all’emergenza epidemiologica, ma anche i possibili e gravi effetti indesiderati e comunque controindicazioni dei vaccini sui soggetti trattati, nonché potenziali profili di incostituzionalità della norma in relazione al diritto di autodeterminarsi anche nella sfera della salute individuale. D’altronde è la stessa legge italiana, n.210 del 1992, a prevedere un indennizzo a favore di chiunque “abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge”.

Tra le voci contrarie all’obbligo vaccinale introdotto con il provvedimento in questione si è distinta quella della Regione Veneto, la prima a ricorrere alle vie legali. Pur senza specificare i motivi di censura che si intendono sollevare, secondo quanto riportato dalla stampa la giunta regionale del Veneto avrebbe dato mandato all’Avvocatura per l’impugnazione del D.L. avanti alla Corte Costituzionale.

Sotto altro profilo, perplessità, in relazione alla libertà di pensiero ed espressione nonché con riferimento all’art. 33 Cost., suscitano i provvedimenti di radiazione dei medici che esprimono dubbi e/o dissenso nei confronti della normativa in questione o più in generale sull’obbligo indiscriminato di vaccinazione. Non si vorrebbe poi che l’astratta possibilità di provvedimenti disciplinari influisse negativamente sulla valutazione delle possibili controindicazioni ai vaccini.

[1] Dati al 2012, “Mandatory and recommended vaccination in the Eu, Iceland and Norway, nell’ambito del progetto VENICE “Vaccine European New Integrated Collaboration Effort”, consultabile al link: http://www.eurosurveillance.org/ViewArticle.aspx?ArticleId=20183.

[2] I dati sulla copertura vaccinale in Italia sono consultabili al sito internet del Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2971. 

[3] http://www.euro.who.int/en/health-topics/communicable-diseases/measles-and-rubella/news/news/2015/03/national-stakeholders-and-international-experts-team-up-to-tackle-measles-and-rubella-in-italy