I MEDIA TORNANO SUI DANNI DA SANGUE INFETTO

Nei giorni scorsi lo Studio Legale dava notizia dell’importantissima sentenza del TAR Lazio con cui veniva abbattutto il paletto che precludeva l’accesso alle transazioni con lo Stato per chi avesse avuto un danno riconducibile ad una trasfusione anteriore al luglio del 1978. In questi giorni, la televisione, la stampa e i siti internet hanno ricordato le varie decisioni sullo scandalo del sangue infetto, dando in particolare risalto alla recentissima sentenza n. 2270 del 6 aprile 2017 con cui la Corte d’Appello di Roma ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Salute in relazione a numerosi contagi da sangue infetto nell’ambito di una causa di risarcimento danni proposta in via collettiva da centinaia di danneggiati (Corriere della Sera, Repubblica, Tgcom24).

Tutti gli assistiti dello Studio Legale che hanno partecipato a questa class action hanno visto accogliere le proprie ragioni dalla Corte d’Appello di Roma, che ha condannato il Ministero della Salute al risarcimento dei danni da quantificarsi in un successivo giudizio. Gli assistiti direttamente interessati verranno a breve convocati dagli avvocati dello Studio Legale.

Un’ulteriore buona notizia sul fronte risarcitorio e del riconoscimento della giustizia. Resta tuttavia l’amara considerazione che nessuna somma potrà mai compensare la perdita della salute o della vita stessa.

 

Accolto il ricorso al TAR LAZIO: abbattuto l’ostacolo della trasfusione anteriore al luglio 1978

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Con sentenza del 23 marzo 2017 il Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R.) del Lazio-Roma (sentenza TAR Lazio, RM, 3Q, 3807_2017) ha accolto il ricorso presentato nell’interesse di numerosi assistiti dello Studio Legale Dragone e Avvocati Associati Loffredo e Cestaro in via di class action dall’Avvocato Massimo Dragone affiancato dall’avvocato Sacchetto di Venezia, annullando quindi l’articolo 5 comma 2 del cosiddetto decreto moduli (DM 4 maggio 2012).

Con tale importantissima decisione, avente portata generale stante la natura del citato decreto di efficacia erga omnes, è stato abbattuto uno dei paletti che la normativa (evento trasfusionale antecedente al 24 luglio 1978) irragionevolmente frapponeva per la stipula delle transazioni previste dalle leggi n. 222/2007 e n. 244/2007 a favore delle persone danneggiate (direttamente o quali eredi di soggetti deceduti) da trasfusioni di sangue o somministrazione di emoderivati infetti.

 Si tratta di un ulteriore passo (l’ultimo?) di un percorso iniziato dagli avvocati dello Studio Legale più di 10 anni fa, con le numerose cause civili di risarcimento danni a tutela dei propri assistiti, proseguito, oltre che nei vari Tribunali e Corti italiane anche davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

 Ricordando l’excursus storico della vicenda, con l’emanazione del decreto moduli lo Stato di fatto eludeva il fine “deflattivo” del procedimento pubblico transattivo con cui, nelle originarie intenzioni del legislatore, si sarebbero dovute rapidamente definire le migliaia di azioni risarcitorie promosse dagli ammalati, o loro eredi, in lotta per il riconoscimento dei propri diritti da prima del 2007. Infatti, nel prevedere i “moduli transattivi”, con tanto di importi, sembrava a prima vista che fosse stata messa la parola fine all’interminabile calvario. Ed invece venivano al contempo surrettiziamente introdotte, all’art. 5, delle cause di esclusione con valenza retroattiva, che di fatto escludevano gran parte dei danneggiati dalle transazioni, benché già inclusi in ragione del provvedimento di “adesione” da essi ricevuto dal Ministero della Salute. Costoro si vedevano così estromessi a posteriori, benché nel possesso di tutti i requisiti stabiliti dalla precedente normativa.

Usando una metafora sportiva, sarebbe come escludere alcuni corridori dalla maratona alla fine della gara, in prossimità del traguardo!

 Alla profonda ingiustizia e all’inevitabile caos causato da tale contraddittoria ed irragionevole normativa, gli avvocati dello Studio Legale approntavano una serie di ricorsi collettivi, davanti al TAR del Lazio e alla Corte di Strasburgo. Quest’ultima si pronunciava  con la sentenza 14 gennaio 2016 con cui “bacchettava” l’Italia per la lunghezza dei processi e quindi la condannava per la violazione dell’articolo 2 della Convenzione E.D.U in senso procedurale (www.dragoneassociati.it/tag/trasfusioni/). Nel corso del suddetto giudizio davanti alla Corte E.D.U. il Governo riusciva in parte a salvarsi in extremis emanando l’articolo 27 bis del D.L. 24.6.2014 n. 90, convertito dalla legge 11.8.2014 n. 114 (vedi: www.dragoneassociati.it/tag/27-bis/) ove si introduceva un ulteriore strumento per definire il contenzioso, costituito dal pagamento di una somma di 100.000 euro da versarsi una tantum a titolo di “equa riparazione” entro il 31.12.2017.

 Il parallelo ricorso proposto al TAR del Lazio veniva inizialmente “affossato” dalla pronuncia di difetto di giurisdizione del Giudice Amministrativo. La decisione veniva quindi impugnata dall’Avvocato Dragone davanti alla Corte di Cassazione che, pronunciandosi a Sezioni Unite con l’’ordinanza n. 2051/2016 (ord. cass.n.2051.16) affermava la correttezza della tesi del legale dei danneggiati, confermando la giurisdizione del Giudice Amministrativo. A seguito della riassunzione della causa, il TAR del Lazio ha accolto la tesi dei ricorrenti-danneggiati, annullando il citato articolo 5 comma 2 del D. M. 4 maggio 2012 ed aprendo in tal modo la strada per la stipula delle transazioni.

Nel frattempo, tuttavia, molte persone danneggiate hanno preferito chiudere il contenzioso beneficiando dei 100.000 euro, previsti dal citato articolo 27 bis, preferendo l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani, preoccupati, forse, delle persistenti incertezze ed innumerevoli ostacoli burocratici e finanziari frapposti dallo Stato alle transazioni, benché gran parte degli sbarramenti siano stati abbattuti dal “ciclone” di ricorsi, favorevolmente accolti dai Tribunali e dalle Corti, di Italia e Strasburgo.

Incidentalmente nella sentenza del TAR del Lazio vengono richiamati i “principi generali del diritto” con riguardo all’ulteriore “paletto” introdotto dal decreto moduli, costituito dalla prescrizione (termine di 5 anni per i danneggiati viventi e 10 anni per i danneggiati eredi di persone decedute). Il che, in parole semplici, vuol dire che la suddetta norma (art. 5 comma 1 decreto moduli) dev’essere interpretata secondo le norme del codice civile e, dunque, che non può ritenersi esclusa per prescrizione la posizione ove vi è stata tempestiva lettera di costituzione in mora del Ministero della Salute, avendo valenza interruttiva, ovvero nel caso in cui l’amministrazione non abbia eccepito in causa tempestivamente la prescrizione, ovvero laddove la sentenza del giudice civile abbia respinto la suddetta eccezione.

Nel frattempo, in attesa ehe lo Stato concluda i pagamenti in via transattiva o tramite l’equa riparazione, proseguono le cause civili di risarcimento del danno.

Con varie sentenze il Tribunale di Venezia, il Tribunale di Roma, la Corte d’Appello di Venezia, la Corte d’Appello di Roma e la Corte di Cassazione hanno condannato il Ministero della Salute al risarcimento dei danni a favore di assistiti dello Studio Legale, spesso liquidando rilevanti importi alle vittime da sangue infetto.

Tuttavia è tristemente noto che nessuna somma potrà mai restituire la salute o la vita strappata dalle drammatiche conseguenze causate dalle infezioni post-trasfusionali o da errori medici.

 

Epatite C: il diritto alla cura non è uguale per tutti

Epatite c

Lo Studio Legale Dragone e Avvocati Associati Loffredo e Cestaro, da sempre schierato al fianco delle persone gravemente danneggiate da infezioni post-trasfusionali, sta valutando nuove iniziative giudiziarie al fine di superare e abbattere le barriere che, iniquamente, limitano l’accesso ai nuovi farmaci salvavita contro l’epatite C (Sofosbuvir) a gran parte degli ammalati

Condividiamo il contenuto e le richieste avanzate dall’associazione EPAC e dai suoi associati

http://www.epatitec.info/default.asp?id=2587

nonché dalla Associazioni AITF, ANED, ARRAN, EPAC, LILA, NADIR, PLUS, e le Federazioni FEDEMO, LIVER POOL, THALASSEMIA, forum TRAPIANTATI contenute nella lettera 10 maggio 2016 inviata al Presidente del Consiglio e al Governo Italiano

www.epac.it/notizie/default.asp?id=890&id_n=18337

Nella lettera dell’Epac si illustra come i nuovi farmaci siano in grado di curare l’epatite C nel 95-100% dei casi e come, tuttavia, l’accesso a tali farmaci venga fortemente limitato non per ragioni mediche, ma per questioni economiche, diversamente da quanto avviene in altri paesi al mondo (ad esempio Australia, Portogallo, Olanda, Croazia ove la cura sarebbe stata resa disponibile per tutti i malati).

Tali limitazioni terapeutiche appaiono palesemente contrarie al diritto alla salute costituzionalmente garantito (art. 32 Costituzione) e ai principi europei stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo (art. 2 Convenzione E.D.U.).

Oltretutto la scelta del “se” e “a chi” dare il farmaco contro l’epatite C non risulta demandata al prudente apprezzamento del medico specialista, bensì passa attraverso un complesso meccanismo burocratico che contempla l’esistenza di alcuni Centri Regionali autorizzati alla prescrizione del medicinale (con assoluta esclusione della possibilità per altri centri o medici di prescrivere il farmaco ai propri pazienti) sulla base di un “algoritmo” predisposto dall’Aifa

https://www.agenziafarmaco.gov.it/piattaformaAlgoritmi/index.php/771432/lang-it

che tuttavia, in nome della “corretta allocazione delle risorse” e sulla base di variabili inserite a priori, condiziona in modo rilevante le scelte terapeutiche dei medici specialisti, impedendo di fatto l’accesso alla cura per tutti gli ammalati nell’immediato.  Decide insomma il software informatico dell’AIFA!

Dal ginepraio normativo e informativo par di comprendere che i limiti di accesso alla cura derivino da ragioni meramente economiche, se non addirittura speculative, che ben poco hanno a che fare con il bene Salute, riconducibili all’elevato prezzo del farmaco, contrattato tra l’Italia e la casa produttrice, come si riporta anche dalla recente trasmissione televisiva di Rai Tre “Presa Diretta” del 13 marzo 2016, ove la questione viene sviscerata sotto diversi profili

http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-729dab2f-5eaa-4c96-8f3f-c9299dfe0cca.html

L’ingiustizia della situazione creata dal Governo Italiano, che non permette l’accesso alla cura a tutti i malati, appare ancor più iniqua nei confronti di coloro che sono stati contagiati dall’epatite C a causa di trasfusioni di sangue o emoderivati infetti. Costoro hanno invero contratto la malattia proprio a causa di inefficienze di quello stesso Stato che ora nega loro l’opportunità e il diritto di curarsi, non mettendo a disposizione il nuovo farmaco.

Per contrastare questa grave ingiustizia che discrimina gli infettati di “serie A” da quelli di “serie B”, stiamo approfondendo i vari profili della questione al fine di valutare le più opportune iniziative legali che verranno illustrate nel corso di un prossimo incontro che organizzeremo immediatamente dopo l’estate e di cui Vi daremo notizia sul nostro sito.

Chi fosse interessato e volesse maggiori informazioni sull’argomento può contattarci tramite mail al seguente indirizzo: segreteria@dragoneassociati.it

 

Comunicato della Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

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Comunichiamo che la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con decisione del 4 luglio 2016 ( v. ns precedente articolo del 14 gennaio), ha rigettato l’impugnazione avverso la sentenza del 14 gennaio 2016  che aveva condannato lo Stato Italiano per la violazione del diritto alla vita, tutelato dall’art. 2 della Convenzione Europea, a danno delle vittime da sangue infetto.

Pertanto la sentenza del 14 gennaio 2016, riguardante vari ricorsi riuniti, tra cui quello patrocinato dal nostro studio a favore di 79 ricorrenti (R.G. 16178/2013),  è ora diventata definitiva e lo Stato dovrà pagare gli importi riconosciuti a titolo di danno morale ed equa soddisfazione.

Prossimamente provvederemo ad effettuare le comunicazioni ai singoli interessati.

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Nuova pubblicazione UTET: La responsabilità medica con la partecipazione di Massimo Dragone

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La decennale esperienza e il costante impegno degli avvocati dello Studio Legale Dragone e Avvocati Associati Loffredo e Cestaro al fianco dei pazienti danneggiati da trattamenti sanitari errati viene messa a disposizione del pubblico dei lettori ed appassionati della materia della responsabilità sanitaria, in continua evoluzione giurisprudenziale.

L’avv. Massimo Dragone ha redatto due capitoli: Il danno da emotrasfusioni e Il danno da vaccinazione obbligatoria, nella prestigiosa opera dell’UTET pubblicata nel corrente anno 2016 La responsabilità medica che tratta l’argomento a 360 gradi.

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Qui l’indice del testo.