VADEMECUM DECRETO VACCINI

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Dopo la conversione del Decreto Legge n. 73/2017 nella Legge n.119/2017 (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2017/08/05/182/sg/pdf), che è all’esame della Consulta a seguito del ricorso presentato dalla Regione Veneto (http://www.dragoneassociati.it/), nel corso di queste ultime settimane estive sono state emesse quattro importanti circolari in tema di vaccinazioni obbligatorie, varate dal Ministero della Salute (n.25146 del 14.08.2017 http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2017&codLeg=60284&parte=1%20&serie=null , n.25233 del 16.08.2017 http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2017&codLeg=60282&parte=1%20&serie=null e n.1679 del 01.09.2017 http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2017&codLeg=60460&parte=1%20&serie=null) e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (n.1622 del 16.08.2017 http://www.miur.gov.it/web/guest/-/vaccini-inviata-alle-scuole-la-circolare-operativa ).

Il 4 settembre scorso inoltre la Regione del Veneto ha varato un decreto recante “indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin”,  firmato dal Direttore Generale della Sanità Domenico Mantoan. Tale decreto, nel denunciare alcune irrisolte incongruità presenti nella legge di conversione n.119/2017, ha disposto una moratoria del divieto di iscrizione, fino all’avvio dell’anno scolastico 2019-20, per i bambini da 0 a 6 anni non vaccinati. Per converso, la Ministra Lorenzin ha dichiarato di ritenere tale decreto regionale illegittimo, in quanto contra legem.

A seguito dei suddetti contrastanti interventi amministrativi si propone un sintetico vademecum, utile per orientarsi nella nuova complessa disciplina normativa, in attesa delle decisione della Corte Costituzionale che farà luce sull’intera materia.

VACCINAZIONI OBBLIGATORIE E CALENDARIO VACCINALE

Come noto la nuova legge estende a dieci il novero delle vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra i zero e sedici anni, comprendendo: Antipoliomielitica, antidifterica, antitetanica, antipertossea, antiepatite B, anti Haemophilusinfluenzae tipo B, antimorbillo, antiparotite, antirosolia, antivaricella. Le vaccinazioni sono offerte gratuitamente dalle strutture competenti secondo le invariate indicazioni del calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita.

DOCUMENTAZIONE RICHIESTA PER L’ISCRIZIONE AGLI ISTITUTI SCOLASTICI

Secondo la normativa i genitori/tutori/affidatari dei minori dai 0 ai 16 anni dovranno presentare idonea documentazione, comprovante alternativamente :

  1. a) l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie previste dal decreto-legge in base all’età (copia libretto vaccinale vidimato o certificato vaccinale rilasciato dalla ASL competente);
  2. b) la avvenuta richiesta di vaccinazione alla ASL competente, anche tramite il modulo di dichiarazione sostitutiva, qui consultabile tra gli allegati della circolare http://www.miur.gov.it/web/guest/-/vaccini-inviata-alle-scuole-la-circolare-operativa;
  3. d) la avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale, attraverso la copia della notifica di malattia infettiva effettuata alla ASL dal medico curante, o per attestazione rilasciata dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta del SNN;
  4. e) l’omissione o il differimento, per mezzo dell’attestazione rilasciata dal medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta SSN.

Inoltre, per l’anno scolastico 2017-2018 la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie potrà essere sostituita da una autocertificazione, presentabile entro il 10 marzo 2018.

CONTROINDICAZIONI INDIVIDUALI ALLE VACCINAZIONI

Le vaccinazioni obbligatorie possono essere omesse o differite ove sussista un “accertato pericolo per la salute dell’individuo” in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate che controindichino, in maniera permanente o temporanea, l’effettuazione di una o più. Tali specifiche condizioni cliniche dovranno essere attestate dal Medico di Medicina Generale o dal Pediatra di Libera Scelta, in linea con la Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni edizione 2009 fornito dal Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità http://www.iss.it/binary/publ/cont/09_13_web.pdf.

Va peraltro osservato che le controindicazioni individuali del bimbo a sottoporsi alle vaccinazioni variano in base alle peculiarità del caso concreto e, in caso di contrasto con le Autorità sanitarie in relazione a tali valutazioni cliniche, saranno esperibili le adeguate azioni giudiziarie. In particolare potrebbe presentarsi la necessità di tutela del gentitore/tutore/affidatario nel caso in cui risulti controversa la valutazione delle condizioni mediche del bimbo. Del pari, potrebbe ravvisarsi la necessità di tutela del medico nel caso di azione disciplinare intentata nei suoi confronti a causa di divergenze interpretative delle linee guida nella valutazione del caso concreto.

TERMINI TEMPORALI

Per l’anno scolastico 2017-2018, i genitori/tutori/affidatari dovranno presentare la suddetta documentazione entro:

  • l’11 settembre 2017, per i servizi educativi e le scuole dell’infanzia, incluse quelle private non paritarie;
  • il 31 ottobre 2017, per tutti gli altri gradi di istruzione;
  • il 10 marzo 2018, per la presentazione della dichiarazione sostitutiva (autocertificazione) comprovante l’adempimento degli obblighi vaccinali.

 MANCATA PRESENTAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE

  • Per i minori dai 0 a 16 anni

In caso di mancata presentazione, i dirigenti o responsabili scolastici saranno tenuti ad inviare una segnalazione alla ASL competente. Quest’ultima, accertato che il minore non è stato sottoposto alle vaccinazioni, invierà un invito scritto ai genitori/affidatari/tutori responsabili del minore, convocandoli a colloquio nel caso questi ultimi non rispondano all’invito.

Ove i genitori non provvedano alla somministrazione dei vaccini la ASL contesterà formalmente l’inadempimento, con l’avvertimento che se non dovessero formalmente far somministrare al minore il vaccino o iniziare/completare il ciclo entro il termine fissato dalla ASL medesima, sarà loro comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cento a euro cinquecento.

Si osserva inoltre che, ai sensi e per gli effetti della richiamata Legge di conversione n.119/2017, le ASL competenti non saranno più tenute a segnalare alla Procura presso il Tribunale dei minori gli accertati inadempimenti relativi agli obblighi di vaccinazione.

  • Per i minori dai 3 ai 6 anni

La contestazione dell’inadempienza rappresenta motivo di esclusione dal solo servizio educativo dell’infanzia, ovverosia per i minori dai 3 ai 6 anni. In tale ipotesi il diniego di accesso ai servizi sarà reso noto ai genitori/tutori/affidatari del minore mediante comunicazione formale adeguatamente motivata. Il suddetto provvedimento amministrativo di esclusione, o diniego di accesso, potrà essere impugnato ove ne ricorrano i presupposti, da valutarsi caso per caso. In particolare va altresì considerata la valenza operata dalla moratoria risposta dalla Regione Veneto con il decreto del 4.09.2017 sopra citato. Per gli altri gradi di istruzione la mancata presentazione della documentazione nei termini non determina la decadenza dell’iscrizione né impedisce la partecipazione agli esami, ma solo la sanzione amministrativa pecuniaria prima richiamata.

Va inoltre precisato che ove il genitore/tutore/affidatario non abbia presentato la documentazione richiesta entro l’11 settembre 2017 o, nell’ipotesi di previa presentazione della dichiarazione sostitutiva della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni, entro il 10 marzo 2018, il minore non in regola con gli adempimenti vaccinali ed escluso dall’accesso ai servizi rimarrà comunque iscritto ai servizi educativi per l’infanzia.

EVENTUALI DANNI DA VACCINAZIONE

L’art. 5-quater della Legge di conversione n.119/2017 richiama la Legge n.210/1992, prevedendo il diritto ad un indennizzo vitalizio per chiunque abbia riportato danni permanenti all’integrità psico-fisica da vaccinazioni obbligatorie, tra cui le 10 rese obbligatorie dall’art. 1 della medesima Legge n.119/2017. In tal caso il danneggiato potrà presentare domanda di indennizzo alla ASL di competenza e, all’esito del procedimento amministrativo, qualora tale domanda gli venisse respinta potrà presentare azione giudiziaria. A tal riguardo si osserva che, seppur la giurisprudenza non ha fin’ora riconosciuto con frequenza prove evidenti di causalità fra vaccinazioni ed eventi avversi accertati, tuttavia non sono mancate importanti sentenze di senso contrario, a favore dei danneggiati.

 Avv. Massimo Dragone

 

 

 

IL CONTROVERSO DECRETO LEGGE IN TEMA DI VACCINI OBBLIGATORI – ALCUNE PRELIMINARI CONSIDERAZIONI GIURIDICHE

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La decisione dell’attuale Governo di innalzare i livelli di copertura vaccinale obbligatori è al centro di accese polemiche e dibattiti politici e non solo, su scala nazionale e internazionale. Il nostro studio, che da anni si occupa di responsabilità medica e danni da vaccinazioni e trasfusioni di sangue infetto, intende affrontare tale vicenda in modo apolitico ed equilibrato, fornendo in questa sede alcune sintetiche ma chiare informazioni e considerazioni sul tema.

Cosa dice il decreto legge.

L’8 giugno 2017 è entrato in vigore il Decreto-Legge n.73/2017 contenente le “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, con il quale è resa obbligatoria per i minori fino ai sedici anni, salvo esonero, la vaccinazione per 12 malattie. In caso di mancata osservanza dell’obbligo vaccinale, l’art. 1 comma quarto prevede una sanzione amministrativa pecuniaria fino a settemilacinquecento euro (7.500,00 €), oltre alla segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, per “gli   eventuali   adempimenti   di competenza”. Per i minori di età compresa tra zero e sedici anni la violazione della normativa in commento comporta altresì l’esonero, l’omissione o il differimento dall’iscrizione al sistema nazionale d’istruzione.

E’ inoltre previsto l’esonero dall’obbligo vaccinale in caso di “avvenuta immunizzazione a  seguito  di  malattia  naturale, comprovata dalla notifica effettuata dal  medico  curante” e in caso di  “accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta”. Pertanto ai sensi della disposizione richiamata, nel caso in cui si prospettino per il singolo individuo documentati pericoli per la salute, dovrebbe essere possibile esperire le opportune azioni legali finalizzate ad ottenere l’esonero o il differimento dall’obbligo vaccinale, senza incorrere nelle sanzioni e provvedimenti giudiziari prima richiamati. In tal senso, peraltro, si era già espressa anche la Corte Costituzionale, con la sentenza 307 del 1990 ove si legge che “un trattamento sanitario può essere imposto solo nella previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato” ed ancora “il rilievo costituzionale della salute come interesse della collettività … esige che in nome di esso, e quindi della solidarietà verso gli altri, ciascuno possa essere obbligato … a un dato trattamento sanitario … ma non postula il sacrificio della salute di ciascuno per la tutela della salute degli altri”.

Anche la Cassazione, in tema di sanzioni amministrative nei confronti dei genitori che non avevano ottemperato all’obbligo delle vaccinazioni, ha ritenuto che il genitore ha l’onere di allegare la prova della sussistenza, quantomeno fondatamente putativa, di specifiche controindicazioni (Cass. 14747/2006, Cass. 14384/2005, Cass. 5877/2004).

E’ peraltro evidente che non sarà agevole provare specificatamente e previamente un pericolo per la salute in caso di vaccinazione.

Cosa dice la legge negli altri paesi europei?

Con il Decreto-Legge n.73/2017, che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione per acquistare efficacia definitiva, conversione che si discute in questi giorni, probabilmente anche con alcune modifiche, l’Italia diventa l’unico Paese in Europa a prevedere l’obbligo per complessivamente 12 vaccinazioni. Infatti, secondo i dati raccolti dallo “European centre for disease prevention and control (Ecdc),”[1] 15 tra i paesi oggetto di indagine (gli stati membri dell’UE più Islanda e Norvegia) non prevedono alcuna vaccinazione obbligatoria, mentre i restanti 14 includono almeno una vaccinazione obbligatoria nei programmi di prevenzione nazionale. Lo studio inoltre non rileva significative differenze quanto a copertura vaccinale tra i paesi che si limitano a raccomandare le vaccinazioni e quelli ove le stesse sono obbligatorie: le differenze in questi termini, almeno per il tempo presente, sembrano dipendere più che altro dalle peculiarità culturali dei singoli paesi.

I motivi alla base del provvedimento.

Secondo l’art.1 del D.L. n.73/2017 la norma ha il fine di “assicurare la tutela  della  salute  pubblica  e  il mantenimento di adeguate condizioni di  sicurezza  epidemiologica  in termini di profilassi e di copertura vaccinale, nonche’ di  garantire il  rispetto  degli   obblighi   assunti   a   livello   europeo   ed internazionale”. Chi perora tale provvedimento sottolinea infatti come in Italia dal 2013 si sia registrata una costante diminuzione della copertura vaccinale, che per alcune malattie come il morbillo-parotite-rosolia (MPR) è scesa al di sotto del 95%, soglia necessaria per bloccare la circolazione del virus nonché raccomandata dall’Organizzazione Mondiale per la Salute (OMS) per raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge” o “di gruppo”[2].

A fronte di questa situazione, l’OMS[3] ed il Comitato Nazionale di Bioetica nel 2015 avevano sollecitato il Governo italiano ad adottare le misure necessarie per aumentare la copertura vaccinale ottimale attraverso l’adozione di programmi di educazione pubblica e, in casi di emergenza, con l’introduzione dell’obbligatorietà dei vaccini.

Il fatto che solo nel primo trimestre 2017 i casi di morbillo registrati in Italia siano triplicati rispetto ai casi riscontrati durante tutto il 2016 è stato un segnale d’allarme.

D’altra parte, numerose sono state le contestazioni alla novella legislativa.

Chi critica la riforma infatti contesta non solo i dati relativi all’emergenza epidemiologica, ma anche i possibili e gravi effetti indesiderati e comunque controindicazioni dei vaccini sui soggetti trattati, nonché potenziali profili di incostituzionalità della norma in relazione al diritto di autodeterminarsi anche nella sfera della salute individuale. D’altronde è la stessa legge italiana, n.210 del 1992, a prevedere un indennizzo a favore di chiunque “abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge”.

Tra le voci contrarie all’obbligo vaccinale introdotto con il provvedimento in questione si è distinta quella della Regione Veneto, la prima a ricorrere alle vie legali. Pur senza specificare i motivi di censura che si intendono sollevare, secondo quanto riportato dalla stampa la giunta regionale del Veneto avrebbe dato mandato all’Avvocatura per l’impugnazione del D.L. avanti alla Corte Costituzionale.

Sotto altro profilo, perplessità, in relazione alla libertà di pensiero ed espressione nonché con riferimento all’art. 33 Cost., suscitano i provvedimenti di radiazione dei medici che esprimono dubbi e/o dissenso nei confronti della normativa in questione o più in generale sull’obbligo indiscriminato di vaccinazione. Non si vorrebbe poi che l’astratta possibilità di provvedimenti disciplinari influisse negativamente sulla valutazione delle possibili controindicazioni ai vaccini.

[1] Dati al 2012, “Mandatory and recommended vaccination in the Eu, Iceland and Norway, nell’ambito del progetto VENICE “Vaccine European New Integrated Collaboration Effort”, consultabile al link: http://www.eurosurveillance.org/ViewArticle.aspx?ArticleId=20183.

[2] I dati sulla copertura vaccinale in Italia sono consultabili al sito internet del Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2971. 

[3] http://www.euro.who.int/en/health-topics/communicable-diseases/measles-and-rubella/news/news/2015/03/national-stakeholders-and-international-experts-team-up-to-tackle-measles-and-rubella-in-italy

 

Giustizia è fatta!

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 GIUSTIZIA E’ FATTA!

Summary case-law – S T U D I O

 In questi ultimi mesi, tra l’altro…

  • è passata in giudicato una sentenza del Tribunale del Lavoro di Venezia che ha condannato il Ministero della Salute a versare un indennizzo vitalizio ad una persona che ha subito danni renali irreversibili  a causa di vaccino anti-epatite B.
  • pignorata l’autovettura di lusso del marito inadempiente che si era arbitrariamente autoridotto gli assegni di mantenimento per moglie e figli: a breve ci sarà l’asta.
  • è definitiva la sentenza del Tribunale di Venezia di condanna del Ministero della Salute al risarcimento dei danni ai parenti del congiunto deceduto a causa di trasfusioni di sangue infetto. Liquidati complessivamente oltre € 600.000= alla moglie, figli e nipoti.
  • condannato dalla Corte d’Appello Penale il ginecologo ospedaliero per la morte di un neonato per malpractice medica: risarciti i genitori e la sorella minorenne.
  • il Tribunale di Milano ha dichiarato la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo di € 285.919,00 oltre interessi di mora al tasso del 8% a favore della società per i lavori e le opere appaltate nel cantiere milanese dalla committente inadempiente.
  • è definitiva la condanna del Ministero della Salute  al versamento a favore del danneggiato dell’indennizzo vitalizio  pronunciata dal Tribunale di Venezia che ha riconosciuto, dopo quasi quarant’anni, il nesso di causalità per i danni irreversibili riportati a seguito di vaccinazione antipolio subita a 7 mesi di vita. Il pagamento è giunto a seguito di sentenza del TAR Veneto emessa all’esito del giudizio di ottemperanza.
  • la Corte d’Appello conferma la sentenza del Tribunale civile che aveva riconosciuto il risarcimento dei danni, pagati dall’azienda Ulss, agli eredi della vittima contagiata da epatite C nel corso di un ricovero ospedaliero. Viene confermato i principio che la cartella clinica contenente dati sanitari poco leggibili o abrasioni, correzioni e modifiche non può far prova a favore della struttura, ma va interpretata a favore del paziente.
  • è definitivamente accertato dal Tribunale di Venezia il diritto dell’insegnante precaria scolastica all’aspettativa retribuita per dottorato di ricerca con conseguente condanna del MIUR a versare il relativo trattamento economico.
 

Giustizia è fatta!

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GIUSTIZIA E’ FATTA!

Nasce oggi una nuova rubrica ove, periodicamente, vengono passate in rassegna alcune recenti decisioni dei Tribunali e delle Corti nelle cause trattate dallo Studio.

 La rubrica avrà un taglio assolutamente pratico e sommario.

La panoramica giurisprudenziale non avrà alcuna pretesa di esaustività e verrà omesso qualsiasi riferimento al caso singolo con l’obiettivo di dare un’informazione sintetica su alcune decisioni in vicende di interesse per la particolarità o tipicità dei casi patrocinati.

Sperando sia di gradimento, auguriamo a tutti buona lettura!

Avv. Massimo Dragone

Avv. Roberto Loffredo

Avv. Barbara Cestaro

Avv.  Marta Guarda

Avv. Silvia Marzaro

 

 

ASSEGNO DI DIVORZIO: LA CASSAZIONE CAMBIA TUTTO

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La Cassazione Civile, prima sezione, con la sentenza n. 11504 depositata il 10 maggio 2017, muta radicalmente il proprio orientamento in materia di assegno divorzile. La Suprema Corte ha ritenuto non più attuale la precedente posizione che utilizzava come parametro per la determinazione dell’assegno di divorzio il “tenore di vita” goduto dal coniuge in costanza di matrimonio ed ha individuato come nuovo criterio quello dell’”autoresponsabilità economica”.

Il divorzio è disciplinato dalla L. n. 898/1970 e viene pronunciato quando il giudice “accerta che la comunione  spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita”. L’art. 5 della stessa legge  stabilisce che il tribunale “dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”.

Da molti anni la giurisprudenza ha utilizzato come criterio, per valutare l’adeguatezza dei mezzi, il “tenore di vita” goduto in costanza di matrimonio dal richiedente, determinando in taluni casi un illegittimo arricchimento di quest’ultimo.

Con la pronuncia in oggetto, la Cassazione ha spiegato che, con il divorzio, il rapporto matrimoniale si estingue sia sul piano personale sia su quello economico – patrimoniale. Ancorare l’assegno al criterio del “tenore di vita” significa, seppur solo sotto il profilo del mantenimento, riconoscere una sorta di “ultrattività” del vincolo matrimoniale”.

Diversa è invece la ratio dell’assegno di divorzio, sostiene la Corte, consistendo nella tutela della parte economicamente più debole, che viene ad essere presa in considerazione come “singola persona” e non come parte di un rapporto matrimoniale. La funzione che l’assegno deve assolvere è perciò esclusivamente assistenziale e trova fondamento costituzionale nel dovere di “solidarietà economica” (art. 2 in relazione all’art. 23 Cost.).

Alla luce di tali considerazioni la Corte ha oggi indicato un nuovo percorso che meglio si adatta alle attuali esigenze e al cambiamento del sentire e del costume sociale.

Il giudice del divorzio dovrà dapprima accertare se sussiste un diritto del richiedente a ricevere l’assegno di divorzio e solo successivamente determinarne il quantum. Quanto al primo requisito la Corte specifica che si dovrà verificare se la domanda del richiedente rispetta le condizioni di legge, ovvero la mancanza di “mezzi adeguati” o comunque l”’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive”, e individua alcuni indici utili ai fini di tale accertamento (possesso di redditi di qualsiasi specie, possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, capacità e possibilità effettive di lavoro personale, stabile disponibilità di una casa di abitazione). Soltanto in caso di esito positivo si potrà procedere con la quantificazione dell’assegno, che sarà guidata dai criteri indicati dall’art. 5 della L. n. 898/1970 (“[…]condizioni dei coniugi, […] ragioni della decisione, […] contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune […]”).

La sentenza della Suprema Corte ha indubbiamente determinato una rottura con il passato e ha dato risposta a numerose istanze che si sono innalzate in tema di divorzio. Si ricorda tuttavia che si tratta di una singola pronuncia che esprime un indirizzo nuovo che non necessariamente sarà seguito in ciascun giudizio di divorzio, essendo sempre necessaria una valutazione del singolo caso concreto.

Si tenga ben presente che quanto detto vale solo per l’assegno di divorzio e non per l’assegno di separazione, come ben specificato dalla stessa Corte di Cassazione con l’ancor più recente sentenza n. 12196 del 2017, su ricorso presentato da Silvio Berlusconi per la modifica dell’assegno di separazione proprio in virtù della sentenza in questione, n. 11504/2017.

Infatti, ricorda la Suprema Corte “la profonda differenza fra il dovere di assistenza materiale fra i coniugi nell’ambito della separazione personale e gli obblighi correlati alla cd. “solidarietà post-coniugale” nel giudizio di divorzio: nel primo caso, il rapporto coniugale non viene meno, determinandosi soltanto una sospensione dei doveri di natura personale, quali la convivenza, la fedeltà e la collaborazione; al contrario, gli aspetti di natura patrimoniale … non vengono meno, pur assumendo forme confacenti alla nuova situazione.

In altri termini, separazione e divorzio sono due situazioni di fatto e giuridiche diverse, in quanto nella separazione i separati sono ancora marito e moglie e solo con il divorzio cesseranno di esserlo. In particolare gli aspetti di natura patrimoniale connessi al matrimonio non vengono meno con la separazione ma solo con il divorzio.

Pertanto l’assegno di separazione e quello di divorzio si fondano su presupposti diversi e  non si può quindi chiedere la modifica dell’assegno di separazione solo sulla base della modifica, sopra descritta, dell’orientamento giurisprudenziale in materia di assegno divorzile.

Di seguito le due sentenze:

Corte-di-Cassazione-Sentenza-n.-11504-20171

Corte-di-Cassazione-Sentenza-n.-12196-20171

Dott. Marta Manzoni

Avv. Roberto Loffredo