ASSEGNO DI DIVORZIO: SE SI’, QUANDO?

immagine divorzio

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 20525/2017 depositata il 29 agosto 2017, torna a trattare il tema dell’assegno di divorzio, escludendo, nel caso di specie, l’obbligo dell’ex marito riconosciuto, in precedenza, in favore dell’ex moglie.

Tale pronuncia richiama la precedente e innovativa sentenza n. 11504/2017 della stessa Corte (v. il nostro precedente articolo Assegno di divorzio: la Cassazione cambia tutto) ed esprime in modo conciso e chiaro l’iter motivazionale che può condurre al riconoscimento del diritto all’assegno di divorzio.

Il Giudice di legittimità sancisce che il diritto all’assegno di divorzio può sorgere dopo una verifica giudiziale che si articola in due momenti: in una prima fase il Giudice dovrà accertare SE sussiste un diritto del richiedente a ricevere l’assegno di divorzio, basandosi sul “principio  dell’autoresponsabilità economica di ciascuno dei coniugi quali persone singole”, valutando in particolare se il richiedente sia, o meno, economicamente autosufficiente. Il diritto all’assegno sorge solo in caso di valutazione negativa sull’autosufficienza economica del richiedente, che dà ingresso alla seconda fase di verifica, ovvero a quella della QUANTIFICAZIONE dell’assegno, che sarà informata al “principio della solidarietà economica dell’ex coniuge obbligato (..) nei confronti dell’altro quale persona economicamente più debole”.

Nel caso di specie, dopo un’attenta valutazione della posizione patrimoniale dell’ex moglie, il Giudice di legittimità ha accolto il ricorso dell’ex marito ritenendo non sussistenti i presupposti per riconoscere alla stessa il diritto all’assegno divorzile.

Con tale pronuncia la Corte di Cassazione dà continuità dunque al recente nuovo orientamento giurisprudenziale in materia di assegno di divorzio che richiede una rigorosa valutazione della situazione patrimoniale degli ex coniugi, intesa in senso ampio, allontanandosi dal precedente parametro del “tenore di vita” goduto in costanza di matrimonio ai fini del riconoscimento del diritto all’assegno di divorzio e della sua determinazione.

Avv. Barbara Cestaro                                                   Dott.ssa Marta Manzoni

Cassazione-Civile-29.08.2017-n.-20525

 

(English) Your rights do not go on holiday – Knowing your rights in case of flight cancellations and other travel troubles

turista-fai-da-te

“Travel is the only thing you buy that makes you richer” is a well known quotation that may express the hidden value of a simple purchase such as booking a flight for a deserved holiday.

However, sometimes the pleasure of travelling can be tarnished by all those accidents related to flight delays, cancellations, lost luggage, which a passenger has to face together with all the consequent inconveniences.

This applies all the more in these days, because of Ryanair’s policy of planned cancellation of flights. In order to face successfully this kind of situations, it is important for passengers to be aware of  the claim and compensation procedures they are entitled to trigger. Among the international instruments, passengers’ rights are enshrined in the “Convention for the Unification of Certain Rules for International Carriage by Air”, signed on the 28 May 1999 in Montreal (so-called “Montreal Convention”). By the same token, the “Regulation (EC) No 261/2004 of the European Parliament and of the Council” establishes common rules on compensation and assistance to passengers in the event of denied boarding and of cancellation or long delay of flights.

In Italy, the ENAC (Italian Civil Aviation Authority) plays a fundamental role in raising awareness and communication of correct information on this topic, particularly with the publication of  “The Passengers’ Bill of Rights”, an useful vademecum for all travellers.

The existence and circulation of these instruments is a clear step forward the full recognition of passenger’s rights, which is nevertheless still hindered by the discouraging bureaucracy and procedures one needs to go through in order to obtain what it is granted by law. For this reason, the assistance of a well-equipped legal practitioner may prove fundamental in turning rights from theory into reality.

In particular, in case of flight cancellation a passenger can claim a monetary compensation up to 600 € and is entitled to meals, refreshments, accommodation and hotel transfers depending on the length the flight and delay: therefore, following the correct procedure may be rewarding.

If you need any assistance in the abovementioned matters, please feel free to contact our law firm at: segreteria@dragoneassociati.it

 Avv. Massimo Dragone                                                    dott.ssa Stefania Carrer

 

I diritti non vanno in vacanza: voli cancellati

turista-fai-da-te

Anche se la stagione privilegiata per viaggi e vacanze è ormai giunta al termine, molti sono ancora coloro che, approfittando della minor frenesia di fine estate, di ferie posticipate, di temperature più miti o tariffe più convenienti, si  trovano in questi giorni a barcamenarsi tra stazioni e aeroporti di tutto il mondo.

A volte però, la voglia di partire per un bel viaggio lontano da casa  o di tornare alla propria quotidianità forti del carico di energia accumulato in vacanza, si deve scontrare con delle brutte sorprese lampeggianti su tabelloni di arrivi e partenze. Le perentorie  indicazioni di “Volo cancellato” o “Ritardo”, purtroppo accostate proprio al numero del volo prenotato, possono rappresentare per il passeggero solo l’inizio di uno scoraggiante susseguirsi di inconvenienti e contrattempi.

Lo sconforto creato da questo tipo di situazioni, spesso gestite in modo approssimativo e disorganizzato dalle compagnie aeree e dalle agenzie di assistenza, sta conoscendo proprio in questi giorni una fase di picco, anche a causa delle numerose cancellazioni e modifiche ai voli che la nota compagnia aerea low-cost Ryanair sta operando, per motivi interni all’azienda, su molte delle tratte servite.

Diventa quindi fondamentale saper affrontare questi imprevisti con un bagaglio (questa volta a prova di smarrimento) di informazioni e conoscenze che permetta di acquisire consapevolezza dei propri diritti e di ottenere quindi tutto ciò che spetta.

Avevamo già pubblicato a questo link: I diritti non vanno in vacanza – Cosa fare in caso di vacanza rovinata un utile prontuario sui passi da compiere in caso di cancellazione, ritardo del volo o negato imbarco. In particolare, si ricorda il diritto ad ottenere una compensazione di denaro di entità (da un minimo di € 250 ad un massimo di € 600)  commisurata sulla lunghezza della tratta

Segnaliamo una recentissima sentenza della Corte di Giustizia UE (11 maggio 2017, causa C-302/16), chiamata a pronunciarsi in via pregiudiziale in un caso che vedeva un passeggero contestare il rifiuto del vettore aereo di accordargli la compensazione pecuniaria dovuta ai sensi del regolamento 261/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio, a seguito della modifica della data di partenza del proprio volo, che egli aveva prenotato mediante un sito internet intermediario.

Nello specifico, la compagnia aerea affermava di aver assolto il proprio onere informativo consistente nel dare comunicazione al passeggero della cancellazione del volo almeno due settimane prima dell’ora di partenza originariamente prevista, avendone dato avviso in tempi adeguati al sito internet intermediario. Tuttavia, i gestori di quest’ultimo non avevano tempestivamente inoltrato l’informazione al passeggero, che veniva a conoscenza della cancellazione solo dieci giorni prima del volo.

Interpretando gli artt. 5 e 7 del suddetto Regolamento, la Corte ha affermato che il vettore aereo “è tenuto a pagare la compensazione pecuniaria di cui a tali disposizioni in caso di cancellazione del volo (…) , anche qualora tale vettore abbia informato di tale cancellazione, almeno due settimane prima di tale data, l’agente di viaggio tramite il quale il contratto di trasporto è stato stipulato con il passeggero interessato e quest’ultimo non sia stato informato da tale agente entro detto termine.” In breve, la comunicazione deve giungere al passeggero entro la scadenza prevista, non essendo il vettore sollevato dall’obbligo di compensazione qualora abbia informato della cancellazione unicamente gli agenti di viaggio o altri intermediari.

In pratica, nel caso di cancellazione del volo prenotato tramite agente di viaggio (ad es. agenzia, anche on line, quali Expedia, Skyscanner etc.), qualora la comunicazione della cancellazione al passeggero (e non solo all’agenzia) non sia intervenuta almeno due settimane prima dell’orario di partenza previsto, si avrà diritto ad ottenere la compensazione prevista in conformità con la legislazione europea.

Per una gestione efficace di tali procedimenti, in momenti come questo di grande confusione sul tabellone di arrivi e partenze, un’assistenza legale qualificata può rivelarsi di fondamentale importanza.

Avv. Massimo Dragone                                                  Dott.ssa Stefania Carrer

 

VADEMECUM DECRETO VACCINI

foto vademecum

Dopo la conversione del Decreto Legge n. 73/2017 nella Legge n.119/2017 (http://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2017/08/05/182/sg/pdf), che è all’esame della Consulta a seguito del ricorso presentato dalla Regione Veneto (http://www.dragoneassociati.it/), nel corso di queste ultime settimane estive sono state emesse quattro importanti circolari in tema di vaccinazioni obbligatorie, varate dal Ministero della Salute (n.25146 del 14.08.2017 http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2017&codLeg=60284&parte=1%20&serie=null , n.25233 del 16.08.2017 http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2017&codLeg=60282&parte=1%20&serie=null e n.1679 del 01.09.2017 http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2017&codLeg=60460&parte=1%20&serie=null) e dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (n.1622 del 16.08.2017 http://www.miur.gov.it/web/guest/-/vaccini-inviata-alle-scuole-la-circolare-operativa ).

Il 4 settembre scorso inoltre la Regione del Veneto ha varato un decreto recante “indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin”,  firmato dal Direttore Generale della Sanità Domenico Mantoan. Tale decreto, nel denunciare alcune irrisolte incongruità presenti nella legge di conversione n.119/2017, ha disposto una moratoria del divieto di iscrizione, fino all’avvio dell’anno scolastico 2019-20, per i bambini da 0 a 6 anni non vaccinati. Per converso, la Ministra Lorenzin ha dichiarato di ritenere tale decreto regionale illegittimo, in quanto contra legem.

A seguito dei suddetti contrastanti interventi amministrativi si propone un sintetico vademecum, utile per orientarsi nella nuova complessa disciplina normativa, in attesa delle decisione della Corte Costituzionale che farà luce sull’intera materia.

VACCINAZIONI OBBLIGATORIE E CALENDARIO VACCINALE

Come noto la nuova legge estende a dieci il novero delle vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra i zero e sedici anni, comprendendo: Antipoliomielitica, antidifterica, antitetanica, antipertossea, antiepatite B, anti Haemophilusinfluenzae tipo B, antimorbillo, antiparotite, antirosolia, antivaricella. Le vaccinazioni sono offerte gratuitamente dalle strutture competenti secondo le invariate indicazioni del calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita.

DOCUMENTAZIONE RICHIESTA PER L’ISCRIZIONE AGLI ISTITUTI SCOLASTICI

Secondo la normativa i genitori/tutori/affidatari dei minori dai 0 ai 16 anni dovranno presentare idonea documentazione, comprovante alternativamente :

  1. a) l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie previste dal decreto-legge in base all’età (copia libretto vaccinale vidimato o certificato vaccinale rilasciato dalla ASL competente);
  2. b) la avvenuta richiesta di vaccinazione alla ASL competente, anche tramite il modulo di dichiarazione sostitutiva, qui consultabile tra gli allegati della circolare http://www.miur.gov.it/web/guest/-/vaccini-inviata-alle-scuole-la-circolare-operativa;
  3. d) la avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale, attraverso la copia della notifica di malattia infettiva effettuata alla ASL dal medico curante, o per attestazione rilasciata dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta del SNN;
  4. e) l’omissione o il differimento, per mezzo dell’attestazione rilasciata dal medico di medicina generale o del pediatra di libera scelta SSN.

Inoltre, per l’anno scolastico 2017-2018 la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie potrà essere sostituita da una autocertificazione, presentabile entro il 10 marzo 2018.

CONTROINDICAZIONI INDIVIDUALI ALLE VACCINAZIONI

Le vaccinazioni obbligatorie possono essere omesse o differite ove sussista un “accertato pericolo per la salute dell’individuo” in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate che controindichino, in maniera permanente o temporanea, l’effettuazione di una o più. Tali specifiche condizioni cliniche dovranno essere attestate dal Medico di Medicina Generale o dal Pediatra di Libera Scelta, in linea con la Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni edizione 2009 fornito dal Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità http://www.iss.it/binary/publ/cont/09_13_web.pdf.

Va peraltro osservato che le controindicazioni individuali del bimbo a sottoporsi alle vaccinazioni variano in base alle peculiarità del caso concreto e, in caso di contrasto con le Autorità sanitarie in relazione a tali valutazioni cliniche, saranno esperibili le adeguate azioni giudiziarie. In particolare potrebbe presentarsi la necessità di tutela del gentitore/tutore/affidatario nel caso in cui risulti controversa la valutazione delle condizioni mediche del bimbo. Del pari, potrebbe ravvisarsi la necessità di tutela del medico nel caso di azione disciplinare intentata nei suoi confronti a causa di divergenze interpretative delle linee guida nella valutazione del caso concreto.

TERMINI TEMPORALI

Per l’anno scolastico 2017-2018, i genitori/tutori/affidatari dovranno presentare la suddetta documentazione entro:

  • l’11 settembre 2017, per i servizi educativi e le scuole dell’infanzia, incluse quelle private non paritarie;
  • il 31 ottobre 2017, per tutti gli altri gradi di istruzione;
  • il 10 marzo 2018, per la presentazione della dichiarazione sostitutiva (autocertificazione) comprovante l’adempimento degli obblighi vaccinali.

 MANCATA PRESENTAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE

  • Per i minori dai 0 a 16 anni

In caso di mancata presentazione, i dirigenti o responsabili scolastici saranno tenuti ad inviare una segnalazione alla ASL competente. Quest’ultima, accertato che il minore non è stato sottoposto alle vaccinazioni, invierà un invito scritto ai genitori/affidatari/tutori responsabili del minore, convocandoli a colloquio nel caso questi ultimi non rispondano all’invito.

Ove i genitori non provvedano alla somministrazione dei vaccini la ASL contesterà formalmente l’inadempimento, con l’avvertimento che se non dovessero formalmente far somministrare al minore il vaccino o iniziare/completare il ciclo entro il termine fissato dalla ASL medesima, sarà loro comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cento a euro cinquecento.

Si osserva inoltre che, ai sensi e per gli effetti della richiamata Legge di conversione n.119/2017, le ASL competenti non saranno più tenute a segnalare alla Procura presso il Tribunale dei minori gli accertati inadempimenti relativi agli obblighi di vaccinazione.

  • Per i minori dai 3 ai 6 anni

La contestazione dell’inadempienza rappresenta motivo di esclusione dal solo servizio educativo dell’infanzia, ovverosia per i minori dai 3 ai 6 anni. In tale ipotesi il diniego di accesso ai servizi sarà reso noto ai genitori/tutori/affidatari del minore mediante comunicazione formale adeguatamente motivata. Il suddetto provvedimento amministrativo di esclusione, o diniego di accesso, potrà essere impugnato ove ne ricorrano i presupposti, da valutarsi caso per caso. In particolare va altresì considerata la valenza operata dalla moratoria risposta dalla Regione Veneto con il decreto del 4.09.2017 sopra citato. Per gli altri gradi di istruzione la mancata presentazione della documentazione nei termini non determina la decadenza dell’iscrizione né impedisce la partecipazione agli esami, ma solo la sanzione amministrativa pecuniaria prima richiamata.

Va inoltre precisato che ove il genitore/tutore/affidatario non abbia presentato la documentazione richiesta entro l’11 settembre 2017 o, nell’ipotesi di previa presentazione della dichiarazione sostitutiva della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni, entro il 10 marzo 2018, il minore non in regola con gli adempimenti vaccinali ed escluso dall’accesso ai servizi rimarrà comunque iscritto ai servizi educativi per l’infanzia.

EVENTUALI DANNI DA VACCINAZIONE

L’art. 5-quater della Legge di conversione n.119/2017 richiama la Legge n.210/1992, prevedendo il diritto ad un indennizzo vitalizio per chiunque abbia riportato danni permanenti all’integrità psico-fisica da vaccinazioni obbligatorie, tra cui le 10 rese obbligatorie dall’art. 1 della medesima Legge n.119/2017. In tal caso il danneggiato potrà presentare domanda di indennizzo alla ASL di competenza e, all’esito del procedimento amministrativo, qualora tale domanda gli venisse respinta potrà presentare azione giudiziaria. A tal riguardo si osserva che, seppur la giurisprudenza non ha fin’ora riconosciuto con frequenza prove evidenti di causalità fra vaccinazioni ed eventi avversi accertati, tuttavia non sono mancate importanti sentenze di senso contrario, a favore dei danneggiati.

 Avv. Massimo Dragone

 

 

 

Il DL Lorenzin e le “scelte tragiche” del diritto – Un commento al ricorso per questione di legittimità costituzionale depositato dalla Regione Veneto

Ethical-dilemmas-in-business-Essay

Il DL Lorenzin è legge, ma ciò è ben lungi da porre un punto fermo nella vexata questio delle vaccinazioni obbligatorie.

Già all’indomani dell’adozione del Decreto Legge la Regione Veneto aveva infatti preannunciato battaglia, promettendo di ricorrere alla Consulta affinché ne venisse dichiarata l’illegittimità costituzionale. Alla parola son seguiti i fatti: la Giunta regionale, nelle sedute del 13 e 23 giugno 2017, ha autorizzato la proposizione del ricorso, con contestuale affidamento dell’incarico di patrocinio. L’atto è stato depositato presso la cancelleria della Consulta il 21 luglio 2017 e pubblicato nella GU n. 32 del 9 agosto scorso (qui consultabile on-line).

 Nelle more del giudizio costituzionale, il presente contributo intende esaminare in via assolutamente sommaria e sintetica il contenuto del ricorso, per comprendere i diversi motivi di illegittimità costituzionale contestati ed evidenziare gli elementi di maggiore interesse in esso delineati.

In primo luogo va segnalato il particolare taglio critico del ricorso promosso dalla Regione, che afferma di voler contestare non tanto la validità dei programmi di vaccinazione, ma piuttosto i mezzi usati dal Governo (la decretazione d’urgenza), oltreché il bilanciamento così operato dal provvedimento tra il diritto alla salute della collettività da una parte e del singolo individuo dall’altra.

 I motivi di illegittimità costituzionale dedotti possono essere sinteticamente raggruppati in quattro categorie. Vediamoli più da vicino.

Come anticipato il primo motivo mira a denunciare l’insussistenza dei presupposti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’art. 77 co. 2 Cost. per l’adozione del Decreto Legge da parte del Governo, scavalcando il ben più rigoroso iter parlamentare previsto dalla Costituzione per la formazione delle leggi. Si afferma infatti che, per quanto almeno attiene al territorio della Regione Veneto, non vi sarebbe alcuna emergenza di sanità pubblica idonea a giustificare i trattamenti sanitari obbligatori.

In tale passaggio si evidenzia uno dei punti focali del ricorso, con il quale si mettono in discussione le motivazioni scientifiche su cui il Governo aveva precedentemente fondato l’opportunità politica oltre che la legittimità costituzionale del provvedimento. Il team legale dei ricorrenti (formato dall’Avv. Zanon, l’Avv. Prof. Antonini e l’Avv. Manzi) infatti propone una rilettura critica delle raccomandazioni che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva precedentemente rivolto al Governo italiano, con le quali quest’ultimo era stato invitato a prendere misure atte a garantire una copertura vaccinale del 95% per assicurare la c.d. “immunità di gruppo”.

Si ricorda, come spesso è stato recentemente riportato dai media, che per “immunità di gruppo” o “di gregge” ci si riferisce a quella soglia al di sopra della quale una determinata comunità dimostra una resistenza collettiva a un determinato agente patogeno.

Ebbene, secondo la Regione le percentuale di copertura vaccinale raccomandata dalla OMS per essere correttamente compresa deve intendersi quale “soglia ottimale” e non quale “soglia critica”. La differenza di significato risulterebbe non di poco conto, in quanto il 95% di copertura vaccinale rappresenterebbe secondo i ricorrenti un obiettivo a cui tendere, e non già un parametro al di sotto del quale si determinerebbe – automaticamente – l’insorgere di un rischio epidemico.

Oltretutto, si sostiene, il raggiungimento di tale soglia di copertura per tutti i dodici virus ricompresi nella legge opererebbe un’indebita generalizzazione, in quanto non terrebbe conte delle specifiche caratteristiche immunologiche dei diversi agenti patogeni individuati, né tanto meno rifletterebbe in modo corretto i diversi e molteplici fattori biologici, ambientali e socio-economici che possono determinare il contagio di ciascuna patologia. Secondo tale ragionamento l’adozione della decretazione d’urgenza risulterebbe pertanto “arbitraria e irragionevole”, in quanto fondata su valutazioni scientifiche errate, o quanto meno male interpretate.

Il secondo motivo di illegittimità incostituzionale dedotto in ricorso affronta probabilmente il nodo centrale della questione. Il ragionamento si rivolge all’interpretazione del secondo comma dell’art. 32, ai sensi del quale “Nessuno puo` essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non puo` in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Ed è proprio in relazione a tale principio, intrinsecamente legato al concetto di dignità umana, che assumerebbe rilievo costituzionale il principio di autodeterminazione della persona quale diritto fondamentale anche in ambito sanitario.

L’art. 32 secondo comma, argomenta la Regione Veneto, garantisce una delle massime espressioni di libertà dell’individuo e della dignità umana, quella di non essere sottoposti a cure o terapie che non siano liberamente scelte o accettate. Tale libertà può essere compressa “in caso di necessità per la salute pubblica”, ipotesi che i ricorrenti escludono si possa configurare in Veneto per quanto attiene agli agenti patogeni contemplati dalla Legge contestata.

A contrario vengono anzi elencati i risultati positivi ottenuti grazie alla Legge Regionale n. 7 del 2007, che si sostiene sia stata in grado di attuare un “percorso culturale di sensibilizzazione sociale” e di “strategia vaccinale basata sulla convinzione” e non su strumenti coercitivi.

Adducendo copiosa giurisprudenza della Corte Costituzionale, (fra le molte: sent. nn. 88/1979, n. 258/1994, n. 118/1996, n.332/2000 Sent. n. 207/2012) si individua così nel consenso informato del destinatario della prestazione sanitaria la chiave di volta per contemperare i diversi diritti costituzionali in conflitto, secondo un modello giuridico non solo nazionale, ma anche Europeo e internazionale. Assumono infatti primario rilievo nella argomentazione dei ricorrenti le norme contenute nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (artt. 1 e 3), nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (art. 8), nella Convenzione sui Diritti del Fanciullo (art. 24) e nella Convenzione di Oviedo sui Diritti dell’Uomo e la Biomedicina. In particolare, viene sottolineato come quest’ultimo strumento internazionale stabilisca il principio generale per cui “un trattamento sanitario può essere praticato solo se la persona interessata abbia prestato il proprio consenso” (Art. 5).

Gli ultimi due motivi di illegittimità costituzionale dedotti sono altresì degni di considerazione, anche se rivestono, ad opinione di chi scrive, un ruolo minore nelle argomentazioni del ricorso. Con il terzo motivo si deduce infatti la violazione dell’art.97 Cost. in combinato disposto con gli artt. 117 co. 3 e 118 Cost., in quanto le disposizioni impugnate avrebbero determinato una grave ingerenza nelle competenze regionali in materia di organizzazione e sul funzionamento del Servizio sanitario regionale. Vengono a tal fine sottolineati i numerosi e nuovi adempimenti a carico delle aziende sanitarie locali introdotte con la legge in esame, che sarebbero responsabili di incidere negativamente sulla capacità delle regioni nell’erogazione dei servizi pubblici. Tali obblighi imposti alle ULSS risulterebbero inoltre “norme di dettaglio”, in contrasto con quanto stabilito dalla Costituzione, la quale attribuisce allo Stato la potestà di intervenire in ambito sanitario definendo i soli principi costituzionali.

Con l’ultimo e quarto motivo di ricorso si deduce infine la violazione degli artt. 81 co. 3 e 119 co. 1 e 4 Cost., in quanto il provvedimento impugnato risulterebbe privo di adeguata copertura finanziaria. Risulta a tal riguardo di particolare interesse il riferimento alla legge n.210/1992, recante “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati”. A tal riguardo va evidenziato come la giurisprudenza stessa della Consulta, nonché costante orientamento dei giudici di merito, abbiano esteso la platea dei beneficiari originariamente contemplati dalla L. 210/1992, includendovi i soggetti sottoposti a specifiche vaccinazioni non obbligatorie ma raccomandate e incentivate, quali l’antipoliomelite e l’antiepatite B, nonché le vaccinazioni contro il morbillo, la parotite e la rosolia. Per quanto attiene invece alla contestata legge in esame, i ricorrenti sottolineano come le norme impugnate non abbiano considerato il problema dei maggiori oneri che, dal punto di vista degli indennizzi, potrebbero derivare dall’estensione dell’obbligo vaccinale. Secondo tale ragionamento la legge impugnata difetterebbe pertanto del requisito costituzionale di cui all’art. 81 comma 4, secondo cui “Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”.

In conclusione, il ricorso come qui sinteticamente esaminato presenta indubbiamente numerosi elementi che possono mettere in discussione la legittimità costituzionale della norma impugnata. Del resto, la molteplicità e complessità delle questioni giuridiche ed etiche sollevate dall’intervento legislativo in tema di vaccinazioni obbligatorie rientrano tra quelle cd. “scelte tragiche” del diritto, in cui “sofferenza e benessere non sono equamente ripartiti tra tutti, ma stanno integralmente a danno degli uni o a vantaggio degli altri” (Corte Cost., Sent. n.118/1996). Sarà pertanto necessario attendere il pronunciamento del Giudice delle Leggi per valutare la compatibilità del contestato intervento legislativo con la Costituzione italiana.

Dott. Stefano Trevisan