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Quando la legge ammette l’ignoranza (dovuta ad omessa informazione)

Con la sentenza n. 23163 pubblicata il 27 Settembre 2018, la terza sezione civile della Suprema Corte di Cassazione ha ribadito l’importanza del diritto informativo riconosciuto dallo Statuto del contribuente in capo al singolo e del corrispondente onere che ricade sulla Pubblica Amministrazione.

Nella caso sottoposto alla Cassazione, su ricorso dell’Agenzia delle Entrate avverso una sentenza della Corte d’Appello di Cagliari, un contribuente aveva agito in via risarcitoria nei confronti dell’Ente in quanto, recatosi allo sportello dell’Agenzia per registrare una scrittura privata in qualità di coltivatore diretto, non gli erano state fornite le informazioni necessarie e corrette sui requisiti per beneficiare dell’agevolazione fiscale prevista per la propria categoria. Invero, egli aveva dovuto in seguito provvedere ad un pagamento di tassazione suppletivo.

La Corte di Cassazione, avallando la sentenza di secondo grado che aveva riconosciuto il diritto al risarcimento a favore del contribuente,  che aveva palesato all’Agenzia la sua mancanza di conoscenze sulla normativa in materia di sgravi fiscali, ha affermato che “l’amministrazione avrebbe dovuto porre maggiore attenzione al livello di informativa da rendere nei confronti dell’utente”, censurando “la mancata osservanza da parte dell’Agenzia di un obbligo di informativa verso il contribuente, volto a consentire la conoscenza agevole delle disposizioni vigenti in materia tributaria, al fine di renderlo edotto di ogni elemento idoneo a pregiudicare il riconoscimento del proprio credito”.

Siffatto dovere informativo si inserisce nel più ampio quadro dei principi di correttezza, collaborazione e buona fede che devono caratterizzare il comportamento dell’Amministrazione nei confronti dei singoli consociati e che sono cristallizzati in primisnell’art. 97 della Costituzione.

La Corte di Cassazione rimanda anche all’art. 6 dello Statuto del Contribuente (l. 212/2000), il quale prevede espressamente prevede che “L’amministrazione deve informare il contribuente di ogni fatto o circostanza a sua conoscenza dai quali possa derivare il mancato riconoscimento di un credito ovvero l’irrogazione di una sanzione, richiedendogli di integrare o correggere gli atti prodotti che impediscono il riconoscimento, seppure parziale, di un credito”. Nel caso di specie, l’Agenzia delle Entrate ha agito in chiara violazione del dettato normativo, in quanto ha negligentemente indotto il contribuente a credere (cd. affidamento legittimo) di aver espletato tutti gli adempimenti necessari ad accedere al regime fiscale agevolato.

L’ignoranza della legge, in questi casi, può e deve essere colmata dalla Pubblica Amministrazione.

Avv. Stefania Carrer